Ex riseria di Pertengo

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Scrivere qualcosa di questa riseria non è facile, come non è semplice trovare informazioni da qualcuno che non parla. Perché è di questo che stiamo parlando, d’un luogo non comunicativo, silenzioso e morto. L’immaginazione, condensata con un pizzico di spirito d’osservazione, congiuntamente unito da un piccolo rimpasto d’informazioni, sono gli unici ingredienti che utilizzerò per scrivere quest’articolo.

Una premessa necessaria, quasi obbligatoria, per rendere giustizia ad un luogo che oggi è difficile identificare. Pertengo è un piccolissimo ed apparentemente insignificante paesino nel vercellese, sede d’una stazione ferroviaria oggi abbandonata, un cumulo di case che a mio modestissimo parere trattengono una bellissimo quanto poetico silenzio, pregio ormai raro nel nostro continuo rumore di fondo dettato dalla velocità. Eppure Pertengo non è sempre stato così silenzioso, è con il boom economico che ha iniziato a spopolarsi; all’inizio del secolo scorso era una fiorente cittadina di 1.500 abitanti, ma con l’inizio dello spostamento verso le città, si è lentamente svuotato fino ad arrivare a meno 300 abitanti nei giorni attuali.

Ma non è Pertengo il reale protagonista di quest’articolo, negli anni ’40 la coltura del riso si è notevolmente industrializzata, l’utilizzo sempre più intensivo di macchine agricole permisero una produzione che fino ad un secolo prima prima era considerata impossibile, venne quindi edificato in un angolo del paese un grosso complesso industriale, vero e proprio simbolo di produttività, quasi un monito a coloro che stavano abbandonando le campagne, in favore d’un illusorio agio presso le grandi città.

La fabbrica era composta da numerosi magazzini, enormi silos di stoccaggio del riso (oggi scomparsi) ed uffici. Non è facile comprendere quanti potessero essere gli operai all’interno di questo complesso industriale, ma vista la grandezza è facile immaginarne a centinaia.

Curiosamente non esistono informazioni su Internet inerenti a questa fabbrica, questo fa pensare che probabilmente l’abbandono risalga ad un periodo antecedente agli anni ’90, presumibilmente negli anni ’80. Non è comunque da escludere che il complesso sia stato utilizzato parzialmente ancora in qualche anni imprecisato dell’inizio del 2000. Cercando tra le poche tracce su internet, questa riseria si chiamava “Morandi” ed era estremamente attiva già negli anni ’40.

E’ possibile che ci siano stati dei timidi tentativi di bonifica e smaltimento, vista la presenza di enormi buchi su alcune pareti, tanto da far sembrare il tutto, un perfetto scenario post-bellico. La bonifica sarebbe anche necessaria, il complesso è estremamente contaminato d’amianto (sotto forma di eternit), che è particolarmente pericoloso, in quanto l’avanzato stato d’abbandono sta letteralmente sbriciolando i tetti, liberando le pericolose fibre nell’aria, che inevitabilmente verranno trasportate dal vento. Non aiuta nemmeno l’estrema facilità che c’è nell’accedere all’interno di questo complesso, unito al fatto che non ci sono cartelli di divieto o di pericolo.

Una fabbrica che quindi andrebbe bonificata  e messa in sicurezza, che malgrado apparentemente non abbia alcun valore, al contrario io ritengo che il suo valore intrinseco sia ciò che simboleggia: il lavoro. Oggi vera rarità. Un simbolo del lavoro che decade, scompare e si dissolve. Iconografia del passato rispecchiato con quello che è l’attuale Italia.

Video:

Ho realizzato all’interno di questo complesso industriale anche una produzione video.

Altre foto:

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