Gabbia metallica abbandonata nella foresta – Prototipo d’un KiteGen Stem

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I migliori commenti di questo video:

Questo sito abortì a causa della miopia e invidia di pochi privati. A livello istituzionale si confermò questa miopia, aggiungendovi la implicita protezione di comparti energetici molto tradizionali. La società in soggetto dovette rivolgersi ad investitori del golfo persico per proseguire l’attività di ricerca e sviluppo (evidentemente gli stessi estrattori di petrolio hanno capito dov’è il futuro – Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio in Arabia Saudita dal ’62 al ’86, disse nel 2000 all’agenzia Reuters: “Nei prossimi trenta anni ci sarà una grande disponibilità di petrolio e nessun compratore. Il petrolio sarà lasciato sotto terra. L’età della pietra non finì perchè ci fu una mancanza di pietre, così l’età del petrolio non finirà perché mancherà il petrolio”)>>> http://www.aspoitalia.it/documenti/bardi/yamani.html. Occorre dare merito al boss Massimo Ippolito di aver ripreso (se aveva smesso) ad investire in Italia, per es. promuovendo la fondazione della linea di produzione industriale dedicata alla vela di potenza presso la AM Composites di S.Gillio (To) nel marzo 2017. Milano Walter


Ricordo questo progetto. Se non erro, lo propose e lo studio un professore universitario di Torino, che lo progettò e ne fece piccoli prototipi, come dimostrazione, assieme ai suoi docenti. Il progetto venne esposto alla Camera dal professore stesso. Durante il governo Berlusconi, che all’epoca , spingeva nuovamente per l’utilizzo e creazione di centrali nucleari. Ascoltai l’esposto del professore in diretta radio e sentii molti parlamentari interromperlo con delle risate. So che i fondi che chiedeva non sono stati rilasciati, perché alle votazioni ,se dargli credito o meno, diversi parlamentari (Tremonti in particolare) negarono la possibile utilità di questo progetto è l’investimento avrebbe indebolito e sacrificato la sovvenzione al nucleare ( che per nostra fortuna non si è ancora fatto). Mi ricordavo però, che avrebbe lavorato a una altezza di 1000 mt o superiore per produrre al massimo dell’efficienza. Comunque, so che negli anni successivi, il Canada, fu molto interessato a questo progetto al punto che sovvenzionarono il professore e iniziarono la costruzione delle centrali nel loro paese. Sei stato bravo a trovarlo… Mi fa arrabbiare vedere delle strutture a “impatto zero” lasciate a marcire, insieme ad altre attrezzature, diventando un rifiuto con impatto 100%. Fabio Cuoghi


Caro Alby, mi hai dato l’ennesima conferma del fatto che siamo in mano a burocrati del tipo 1984 di Orwell. Si è scomodata la forestale, magari pure le belle arti, come con la vergognosa vicenda della signora ultra novantenne, costretta ad abbandonare la propria casetta di legno. Impatto zero certo, ma per il sistema è una sfida da sventare assolutamente. Guai creare precedenti, dove andremmo a finire? Sicuramente a vivere in una società più umana, con meno pedine disposte a misurarci pure i respiri, per ricavarne profitti. Ottenuto lo scopo, hanno abbandonato tutto invece di smontarlo. Più abietti di così, non riesco ad immaginare. Ma non aspettiamoci limiti, magari li avessero. A mio parere questo prototipo di impianto supera di gran lunga le pale eoliche. Quando passo vicino a quei trabiccoli colossali il mio istinto mi fa sentire in pericolo. Vorrei sapere se capita solo a me. […] dany g


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