Brusaschetto Nuovo – il paese scomparso

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E’ difficile parlare di qualcosa che non si può più vedere, fotografare o toccare; sopratutto per me, che su questo sito ho da sempre parlato di luoghi che ho visitato di persona, direttamente fotografato o documentato. La mia personale scoperta di Brusaschetto Nuovo è molto recente, ero alla ricerca d’un luogo abbandonato da esplorare e documentare, quando ho poi scoperto che Brusaschetto Nuovo oggi è scomparso; è più che un paese fantasma, è un paese eliminato: dalla memoria, dalla storia e dall’universo.

Foto: 2008 © – orzoCreative Commons

Iniziamo con ordine, per non fare confusione, in quest’articolo racconterò per filo e per segno la storia di questo luogo, dalla sua nascita, fino al suo fatale “game over” definitivo. Per la cronaca, ci troviamo in Piemonte, provincia di Alessandria, a pochissimi metri dal fiume Po, che segna il confine con la provincia di Vercelli. Il luogo si trovava quindi nel comune di Camino a pochi chilometri da Trino.

Brusaschetto Nuovo, come dice la stesso nome, non ebbe una storia particolarmente antica, la sua costruzione iniziò nel 1956, tra moltissime polemiche. Brusaschetto Nuovo doveva diventare il centro abitato sostitutivo di Brusaschetto, comune situato nelle vicinanze, in cime alle colline alessandrine. Il motivo di questo frettoloso trasferimento collettivo era il grave pericolo delle frane, causate dall’estrazione della marna di cemento, estrazione che avveniva già dall’inizio dell’800. Le crepe delle abitazioni di Brusaschetto si aprivano a vista d’occhio, il rischio geologico era evidente, ma le cose non andarono per il verso giusto fin dal principio.

Il trasferimento destò fin dal principio più d’una perplessità, c’è infatti da notare che gli abitanti di Brusaschetto per la maggior parte erano (e sono) contadini, mentre le nuove case a loro destinate erano invece prive delle infrastrutture necessarie per la vita contadina, elemento che per qualche ragione non venne tenuto in considerazione dai progettisti. La “svista” (anche se probabilmente c’era qualcos’altro dietro) peggiore però consisteva nel fatto che Brusaschetto Nuovo si trovava in una zona estremamente rischiosa: ovvero nella Piana alluvionale de fiume Po.

Foto: 2008 © –  orzo  – Creative Commons

Arriva il 1959, le case vennero ultimate: 23 palazzine, una scuola ed una chiesa in mattoni, anche da nuove queste strutture non avevano nulla di caldo, non c’era la sensazione di vita vissuta, di passato, come la rassicurante certezza della sicurezza per il futuro, anche dal punto di vista urbano il nuovo paese sembrava più una prigione a cielo aperto, che un luogo dove vivere. La popolazione quindi si rifiutò d’abitare in queste case e prima ancora di iniziare a vivere, Brusaschetto Nuovo cadde in declino.

 Foto: 2008 © –  orzo  – Creative Commons

Arrivò il fatidico 1961, in quell’anno, sulla sponda opposta del fiume Po, iniziò la costruzione della Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino, nel 1965 la centrale entrò ufficialmente in funzione, Brusaschetto Nuovo venne quindi utilizzata ed abitata da alcuni dipendenti delle centrale. Così mentre i contadini si rifiutavano di trasferirsi, gli operai della centrale diedero una scintilla di vita a quel luogo che dal giorno della sua costruzione non aveva ancora visto anima viva.

Foto: 2006 © – Giò-S.p.o.t.s.  – Creative Commons

Corre l’anno 1986, sappiamo tutti cosa avvenne quell’anno, per rammentarlo basta dire “Chernobyl” e “referendum nucleare”, la centrale quindi venne chiusa per passare alla lunghissima fase di decomissioning, basti pensare che la centrale, ancora oggi (2014) è in questa fase. Purtroppo per Brusaschetto Nuovo non fu una buona notizia, il piccolo borgo venne nuovamente abbandonato.

Ma il suo abbandono fu solo apparente, il declino avvenne lentamente come testimoniano i numeri dei censimenti: 80 persone nel 1971, 88 nel 1981 e 54 nel 1991, persone che continuarono ad abitare tra le tristezza di queste case gialle, uomini e donne che oggi non hanno più un volto, nulla rimane testimone nelle memoria popolare d’oggi, ricordi assopiti dall’oblio. Alcuni di loro non voglio parlarne, altri lo rammentano senza tradire emozioni, mentre pochi altri ricordano i giorni di vita a Brusaschetto Nuovo come bellissimi, forse offuscati dal filtro della nostalgia, che rende il passato sempre perfetto. Le persone di Brusaschetto non hanno mai amato questo luogo, oggi molti lo ricordano, ma pochi ne parlano, nel giro di poche generazioni pure il suo ricordo scomparirà, per quale motivo bisognerebbe ricordarlo? Un piccolo agglomerato di case dell’aspetto prefabbricato, quasi da campo di concentramento, nessun parco giochi per i bambini, nessun negozio o bar per rilassarsi. Solo casa, scuola e chiesa, come se la vita si fermasse in questi frammenti di spazi privi di sentimenti ed umanità. Addirittura si narra anche d’un omicidio, che si consumò all’inizio degli anni ’80, tra le mura d’una delle 23 palazzine.

Foto: 2006 © – Giò-S.p.o.t.s.  – Creative Commons

Ma il problema maggiore erano le alluvioni, da quella del 1994, 2000 e 2002 e sono solo le più note. Brusaschetto Nuovo non venne mai risparmiato e l’impetuosa potenza del Po si fece sentire più d’una volta.

Foto: 2006 © – Giò-S.p.o.t.s.  – Creative Commons

Negli anni ’90 arrivarono gli albanesi, persone in cerca di rifugio, d’un barlume di stabilità, per i clandestini in cerca d’un tetto, Brusaschetto Nuova rappresentava l’unico modo per non dormire per strada, anche dopo il 2000, quando il comune tentò d’arginare questo problema murando gli ingressi delle case, Brusaschetto Nuovo continuò ad essere utilizzato come rifugio. I nuovi abitanti erano quindi clandestini, poveri e vagabondi che sfondarono i mattoni occupando gli spazi. In questi anni il degrado avanzò impetuoso, avvennero anche alcuni incendi, probabilmente dolosi. Le voci ovviamente correvano incontrastate, c’era anche chi affermava che all’interno del paese, di notte, si svolgessero strani ed oscuri riti satanici, voci rinforzate dalla comparsa di numerose scritte inneggianti al demonio, oltre a scritte più interessanti come: “Mai più così. Viva il Po” o il commuovente “Noi simo vivi”.

Foto: 2006 © – Giò-S.p.o.t.s.  – Creative Commons

Arrivò il 2009, è inutile parlare delle condizioni del borgo, ormai lontanissime del fatidico 1959. 50 anni dopo la fine della sua costruzione, venne approvata la decisione della sua distruzione in favore della realizzazione di un parco naturale del Po.

Era la mattina del 19 Gennaio 2009, faceva freddo, molto freddo. La neve poggiava leggiadra sopra i tetti delle 23 palazzine e sulla chiesa, quel giorno c’erano proprio tutti, malgrado fosse lunedì mattina, in tanti vollero assistere ad un evento che nella zona pareva molto importante. Politici e giunte comunali stavano in prima fila: taglio del nastro, discorso ed il via alle ruspe. Ci vollero pochi giorni per spazzare via le case, cancellare la memoria e resettare il territorio. Casa dopo casa, mattone dopo mattone, gli oggetti della vita quotidiana vissuta nell’ombra vennero fuori dal suo smembramento, un luogo che malgrado l’abbandono ha rappresentato per molti l’unico luogo dove sopravvivere. Scarpe, vestiti, una bicicletta, era come se Brusaschetto Nuovo tentasse disperatamente di dire: “posso vivere!”, venne persino trovata una carrozzina all’interno della chiesa, usata chissà per quale rito. Oggetti spazzati via dalle ruspe, per sempre.

Oggi non esiste più traccia di nulla, la strada è stata spostata e dove un tempo sorgevano le case, ora c’è un piccolo laghetto, alberi, e natura. Tutto è tornato come prima ed in fondo poteva andare peggio. Oggigiorno, nell’era del cemento, difficilmente le cose possono tornare come in origine, ma in questo caso è andata diversamente, un borgo vissuto per esattamente 50 anni scompare definitivamente lasciando spazio al portentoso Po, ad una natura sempre più minacciata. Come qualcuno saggiamente scrisse sul muro d’una delle case: “mai più così” si spera che il ricordo di questo luogo non cessi d’esistere, così da ricordare coloro che silenziosamente sono passati ed altrettanto silenziosamente se ne andarono via. Questo è un vero paese fantasma, che non esiste più.

Dove un tempo c’era Brusaschetto Nuovo.

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5 Commento
  1. pier 3 anni ago
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    BRAVO!
    guardando i tuoi lavori è difficile capire se meglio le foto o i commenti.

    a questo punto ti lancio un’idea: un servizio sul bosco delle sorti di Trino.

    • Alberto Bracco 3 anni ago
      Reply

      Grazie mille!!

      Raccolgo la tua idea e ti dico subito che il bosco delle Sorti di Trino è una delle mete che ho in programma di visitare nei prossimi mesi! :)

  2. Johnd170 3 anni ago
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    Say, you got a nice blog post. Really Cool. kceddeaeeede

  3. Cristian B 2 anni ago
    Reply

    Il disastro nucleare di Chernobyl avvenne nell’aprile 1986 e non nell’87 come descritto nell’articolo.

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