Carcere “Le Nuove” (Torino)

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Torino è una città ricca di storia, ogni angolo, anfratto o palazzo ha una qualcosa da raccontare. Ma alcune di queste storie parlano di solitudine, alienazione ed isolamento. Il carcere “Le Nuove” di Torino è il luogo adatto per cogliere storie di questo tipo, un luogo che all’epoca della sua costruzione era isolato e lontano dal centro cittadino, ma che oggi si trova a pochi passi da una delle principali stazioni della città.

Questa prigione però non è più attiva, dagli anni ’80 è stata sostituita dal carcere delle Vallette, anche se ha continuato a funzionare fino al 2003.  Oggigiorno è diventata un importante museo, che traccia racconti dalla prima guerra mondiale, alla resistenza contro il fascismo, fino a periodi più recenti.

Non è facile elencare una serie di date e chiudere quest’argomento, non è facile scrivere quest’articolo. “Le Nuove” venne progettata  e costruita tra il 1857 ed il 1869, con l’inaugurazione che avvenne nel 1870. L’architetto del progetto fu Giuseppe Polani, che dedicò al progetto anima e corpo, realizzando quello che all’epoca divenne uno dei più avanzati carceri a segregazione individuale, gira voce che lo stesso architetto impazzì dopo la fine di questo progetto.

Inutile dire che nel corso dei suoi innumerevoli anni di funzionamento la prigione vide innumerevoli persone, quello che fa maggiormente pensare è che non tutti coloro che vi entrarono erano meritevoli d’una delle pene peggiori che possano essere compiute ad un essere umano: l’isolamento. Fin dal principio questa prigione venne pensata come luogo dove le persone che vi entravano perdevano l’identità, numerose sono  ancora oggi le scritte incise sopra i muri delle celle, messaggi lasciati dalla disperazione e dalla naturale necessità dell’affermare “Io esisto”. Ai tempi della prima Guerra Mondiale in tanti furono coloro che vennero rinchiusi per non aver voluto partire per la carneficina, molti perirono ugualmente in luogo estremo quanto la trincea.

Il carcere “Le Nuove” ebbe anche una storia importante durante tutta l’epoca fascista e la seconda guerra mondiale, tanti sono stati sono coloro che vennero imprigionati o uccisi, uomini, donne ed addirittura i bambini, da ebrei a “criminali” politici. Nella parte sotterranea del carcere ci sono ancora oggi le celle dove passarono innumerevoli uomini che morirono durante la dominazione nazista di Torino, Le loro parole rieccheggiano ancora tra le mura di quelle fredde prigioni. Ad oggi si conosce il volto solo d’una parte di coloro che persero la vita nel braccio gestito dalle SS.

Questa prigione in origine disponeva di 648 celle, tredici bracci, compresi quelli destinati ai condannati a morte, nonché di due cappelle, una per gli uomini ed una per le donne. Le modifiche strutturali maggiori avvennero solo dopo il 1945, con l’introduzione della Costituzione. In ogni caso non furono moodifgiche che miglioravano la natura della struttura, anche se dopo le modifiche perlomeno le finestre vennero ampliate, vennero introdotti termisofoni e water, elementi che possono sembrare banali, ma fino a prima le finestre erano a “bocca di lupo” permettevano quindi solo la possibilità di vedere una parte del cielo.

Raccontare in un piccolo articolo la storia e le storie racchiuse in questo luogo non è facile, in primo luogo per il numero di cose da dire, ed in secondo luogo per il modo in cui potrei dirle. Oggi la struttura è completamente visitabile, una possibilità incredibile, resa possibile dal Museo, gestito in prevalenza da volontari, che oltre a fornire un numero incredibile di spiegazioni durante la visita guidata, permettono di vedere personalmente una realtà che tutti noi immaginiamo come “finzione” o lontana dalla vita “normale”. Varcare la soglia del carcere, immergersi nelle sensazioni d’ansia e timore del varcarne la soglia fa riflettere, come fa pensare vedere le celle d’isolamento o quelle destinate alla pena di morte, insieme alle storie tramontate tra quelle mura. Consiglio quindi di visitare il museo e vivere in prima persona quest’esperienza.

Per maggiori informazioni visita il sito del Museo.

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