Casa Salesiana abbandonata

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Se passate da San Benigno Canavese, in periferia noterete subito una casa con un grosso buco sul tetto. Ogni volta che vedevo questa casa mi chiedevo: “cosa nasconderà al suo interno?“. Ho quindi deciso d’approfondire la sua storia ed esplorarla con il solo scopo documentaristico, trovo infatti riprovevole il non documentare il nostro passato, perché il tempo troppo spesso svanisce improvvisamente ed il presente è fuggente come la sabbia d’una clessidra.

Trovare informazioni storiche su questa casa è difficile ed apparentemente impossibile, in questo caso ad aiutarmi sono state le testimoninaze e l’intuito, elementi che mi hanno permesso di capire in maniera generale il passato di questa casa. Ma prima d’iniziare vorrei introdurre il paese di San Benigno Canavese: comune dalla storia millenaria, da sempre sinonimo di santità e rettitudine, San Benigno nel corso del tempo ha saputo temprare il proprio spirito nell’insegnamento. E’ infatti un comune che basa molto se stesso sulle scuole, fin dalla fine del 1800 San Benigno Canavese era sede di ben due scuole, notevole se pensiamo a questo piccolo borgo all’epoca, un piccolo concetrato di case con cascine ed abitazioni rurali. All’inizio dell’800 San Benigno assomigliava ancora incredibilmente ad un borgo settecentesco rurale, con unico segno di grandezza definito dalla chiesa parrocchiale di Fruttuaria, che con vanagloria e prepotenza voleva essere una seconda San Pietro. San Benigno è quindi un paese dove cristianesimo ed insegnamento s’intrecciano in un tutt’uno, senza però dimenticare le proprie nobili radici contadine.

Questa casa salesiana venne costruita nell’ultimo trentennio del 1800. Il terreno probabilmente era di proprietà della chiesa e venne concesso ai Salesiani. All’epoca questa parte di San Benigno era molto diversa da oggi, le abitazioni in questa zona erano pochissime, sopratutto per via dei frequenti allagamenti da parte del vicino torrente Malone. Malgrado ciò frontalmente alla casa salesiana c’era una bella villa signorile circondata da un bel parco, villa che è stata rasa al suolo intorno agli anni ’80 del 1900, per fare spazio ad una grossa palazzina. Malgrado i cambiamenti architettonici del circondario, questa casa è invece rimasta ancorata al suo passato. Non è infatti cambiata moltissimo dal giorno della sua costruzione.

I Salesiani un tempo vivevano di quello che producevano, oggi le cose sono cambiate radicalmente, ma agli albori della loro attività d’insegnamento, essi si nutrivano di ciò che produceva la loro stessa terra, anche per mantenere i numerosi studenti che arrivavano da tutto il Piemonte. Per riuscire quindi a far sopravvivere l’istituto, i Salesiani realizzarono un ingegnoso canale, che portava l’acqua direttamente ad un mulino posto all’interno di questa casa. Questo mulino era in grado di funzionare giorno e notte, grazie all’ottima portata del canale, che permetteva anche d’irrigare i campi circostanti. Il canale oggi esiste ancora, anche se non è praticamente più utilizzato.

Nella parte frontale dell’abitazione, come a dare benvenuto ai nuovi visitatori, c’è una piccola quanto bellissima figura di San Giovanni Bosco. E’ un particolare degno di nota, realizzato magistralmente, in particolar modo per quanto riguarda gli occhi, che l’artista è riuscito a rendere quasi “vivi”. Non si conosce la datazione di questa piccola opera; considerando che Giovanni Bosco è stato canonizzato santo nel 1934, questa piccola scultura è stata probabilmente realizzata sul finire degli anni ’30/inizio anni ’40.

La casa è probabilmente abbandonata da almeno gli anni ’80, ma su questo particolare non c’è certezza assoluta, negli anni ’70 l’edificio era utilizzato come deposito da parte dell’istituto salesiano. Residui di questo deposito esistono ancora oggi all’interno, come ad esempio la presenza di numeroso materiale didattico ancora ben conservato. In alcune stanze ci sono addirittura dei tavoli da “Tam-tam”  che un tempo si trovavano all’interno dell’oratorio, costruiti probabilmente negli anni ’50/’60, sono dei pezzi d’antiquariato molto interessanti, tra la’ltro costruiti a mano dagli stessi studenti di falegnameria dell’istituto Salesiano.

Nella soffitta sono conservati addirittura alcuni banchi scolastici, che potrebbero essere degli anni ’40. Non si conosce il motivo per il quale quest’oggetti siano stati depositati qui, è comunque certo che essi risiedano in questa stanza già dagli anni ’70. Inoltre in soffitta sono conservati vari giornali antichi, quasi tutti degli anni ’70. Una vera e propria soffitta dai toni nostalgici. Purtroppo è proprio da qui che è possibile notare il degrado che versa questa casa, con un buco nel tetto che ogni anno è sempre più ampio.

Ad oggi tutto questo è in vendita, fino a pochi anni fa c’erano diversi annunci, ma negli ultimi tempi sono tutti scomparsi, ed è un vero peccato. La casa è tutto sommato in buone condizioni, l’unica incognita è il fiume, ed il fatto che la casa sia stata costruita in una zona alluvionabile, elemento che ha reso molto difficile, sopratutto dal punto di vista burocratico, il rinnovamento dell’edificio ed una sua nuova destinazione d’uso. Con quest’articolo ho voluto dare un po’ di dignità storica ad un luogo che, seppur semplice, nasconde elementi degni di nota, una casa che in quest’epoca della velocità e della poca valorizzazione della storia, si mantene stabile sulle radici del proprio passato.

Video:

Ho anche realizzato un video, da qui potete sicuramente notare ancora più dettagli dell’edificio:

Altre foto:

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