Castello abbandonato di San Martino Canavese

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Chi può rimanere impassibile di fronte alla bellezza del medioevo? Oggi vediamo il lato poetico di quel periodo storico, siamo ammaliati dall’aspetto romantico delle battaglie, ne percepiamo l’onore attraverso le gesta d’innumerevoli guerrieri, molti caduti giovanissimi ed oggi dimenticati. Ma il  medioevo non è tutto romanticismo, c’è un rovescio della medaglia. Il medioevo era anche anche: assedi, saccheggi, carestie ed incertezze politiche.

Questo castello impersonava tutti gli aspetti positivi e negativi di questo periodo storico. E’ testimonianza d’un epoca dove un castello simboleggiava essenzialmente il potere. Più il castello era inespugnabile, più era posto in una posizione strategica, maggiormente la fortezza aveva potere politico, e di conseguenza anche economico. Proviamo ad usare l’immaginazione: se tornassimo indietro nel tempo e fossimo dei viandanti in cerca di fortuna, la prima cosa che vedremmo arrivando da Scarmagno sarebbe una gigantesca fortezza posta sopra un’ innaturale collina. Ne saremmo impressionati ed ovviamente per il passaggio era necessario pagare un pedaggio. Il castello inoltre non era solo un centro militare, ma era anche un luogo dove le persone potevano incontrarsi. Il cortile nei periodi di pace era normalmente aperto al pubblico, ed al suo interno erano presenti innumerevoli attività commerciali ed artigianali.

La domanda sorge spontanea: a quando risale la sua edificazione? Non è facile rispondere con assoluta certezza. Non esistono infatti documenti risalenti alla sue costruzione, è però molto probabile che l’attuale castello sia stato edificato intorno al X secolo. E’ comunque certa la presenza di edifici in pietra sopra questa collina già in epoca romana. Ci sono infatti alcuni massi (utilizzati all’interno di alcune mura) che sono sicuramente risalenti a costruzioni più antiche. Inoltre negli ultimi decenni sono stati rinvenuti reperti ceramici risalenti al neolitico, dell’età del bronzo e del ferro, mattoni e pietre lavorate di epoca romana ed anche frammenti di ceramica di epoca medievale. Venne anche rinvenuta una lapide con un iscrizione funebre in lingua latina. Abbiamo quindi prove che qui l’uomo visse almeno a partire da 5500 anni fa.

Ma la storia conosciuta, che comunque si mischia irrimediabilmente con la leggenda, inizia a partire dal 1002, l’anno dove la tradizione popolare narra che in questo castello vi avrebbe temporaneamente soggiornato Re Arduino in persona. Considerando che il castello esisteva sicuramente nella sua epoca, pare praticamente certo che vi abbia soggiornato almeno una volta. Le prime notizie storiche confermate risalgono soltanto al 1361 quando il guerriero mercenario Robin du Aspin, che era in cerca di fama, gloria e ricchezze, riuscì a conquistare il castello attraverso un coraggioso attacco. Non ci sono informazioni su questa battaglia, possiamo immaginare che Robin era sicuramente alla giuda d’un grande esercito e che abbia utilizzato la forza bruta per conquistarlo. Non si tratterrà però molto a lungo nel castello, la sete d’oro lo porta a fare scorribande in tutto il Canavese, fino a quando i Savoia dopo pochi mesi lo costrinsero ad andare via (non è chiaro se lo fecero con la forza della spada, o dell’oro).

Nel 1364 Giovanni II Paleologo, Marchese di Monferrato, utilizzando una grossa porzione del proprio patrimonio, assolda uno dei più temibili guerrieri del suo periodo: Odoardo detto il Dispensiero di Morte. Odoardo è un temibile guerriero famoso per aver fatto scorrerie e saccheggi in tutta Europa. Egli era alla giuda di circa 2000 guerrieri inglesi, tutti personaggi che giuravano fedeltà ad un Signore con l’unico scopo di ottenere oro e ricchezze. Il Dispensiero di Morte saccheggia Rivarolo, fa numerose scorrerie nelle terre dei Guelfi, lasciò dietro di se una scia di sangue ed infine distrusse il borgo ed il castello di San Martino. Poco tempo dopo le mura e le parti crollate vennero completamente ricostruite.

Tra il 1384 ed il 1387 avvenne quello che oggi è conosciuto con il nome di turchinaggio. Fu una delle ricolte popolari più devastanti del periodo ed ancora oggi ci sono ancora molti punti oscuri su questa grande rivolta. Questa rivolta avvenne principalmente per via dell’eccessivo potere dei feudatari nei confronti della gente comune. Fu una vera e propria guerra, che provocò un numero considerevole di vittime. Fu anche una guerra tra i signori canavesani ed i liberi comuni, una sorta di battaglia contro l’antica nobiltà. Questo castello venne coinvolto direttamente da queste grandi ribellioni, subendo anche vari danneggiamenti strutturali, che vennero però immediatamente riparati.

Il nobile valdostano Ibleto di Challant inviò al castello tutti i suoi uomini in difesa del castello. Era il 1387 e fu grazie ad Ibleto che il castello riuscì a sopravvivere. La fortezza aveva enorme importanza dal punto di vista strategico per i Savoia. Passano i secoli, con lunghi periodi di calma. Il castello rimase sempre in piedi e mantenne salda la sua importanza. Arrivò il 1543 quando il castello di San Martino venne conquistato dai Francesi, con 300 colpi di cannone.

Negli anni successivi il castello viene gestito da Andrea II Provana di Leinì, all’epoca era ancora giovane, ma comandava già una guarnigione di circa 100 uomini, che si dovevano occupare della difesa e della gestione del castello. Egli avrà modo di provare il proprio coraggio in innumerevoli guerre nella sua vita (ad esempio nel 1553 in una missione militare in solitaria, s’intromise tra le fila delle’esercito nemico riuscendo a portare alla vittoria l’esercito del Duca di Savoia), si può dire che questo castello fu l’inizio d’una carriera militare eccelsa.

Il castello però vide anche la sua fine proprio in questo periodo. Nel 1552 i francesi conquistarono nuovamente il castello impiccando tutta la vecchia guarnigione sulle mure della fortezza. Lasciarono al suo interno una guarnigione di circa 300 uomini comandati da un certo Guerzo da Recanati. Ma questa parentesi durò pochissimo… nell’inverno di quell’anno cadde tantissima neve, tanto da costringere parte della guarnigione a recarsi verso Torino. Ferrante I Gonzaga, detto anche Ferdinando, principe di Molfetta approfittò (astutamente) di quest’occasione per attaccare brutalmente il castello. Ci vollero ben tre giorni di fuoco d’artiglieria per costringere la fortezza alla resa. Successivamente il castello venne completamente distrutto e questa è l’ultimo bagliore di storia del castello. Qui cala definitivamente il sipario della storia.

Video:

Il video che ho realizzato presso i ruderi del castello, è possibile notare molti dettagli che non dsi vedono dalle foto di quest’articolo.

Il castello in una cartolina d’epoca.

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