L’antico castello di Branduzzo

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Immaginate di tornare nel medioevo, state viaggiando con il vostro fedele cavallo, vi trovate in una zona molto boschiva della pianura Padana, un lembo di terra ricco e suddiviso in tanti piccoli feudi. E’ anche una zona pericolosa, certe strade, le meno battute, sono abitate da briganti, gente che non si pone il problema di togliere la vita pur di avere in tasca due monete bucate, magari da sperperare nell’unico giorno dell’anno dove passeranno in città. Questo era lo scenario nell’alto medioevo, una terra coperta da una vegetazione fitta e pericolosa. Immaginate di percorre un territorio del genere, giungere in un castello come quello di Branduzzo era una vera fortuna per tutti i viandanti.

Oggi tutto si presenta molto diverso, gran parte della foresta è scomparsa già moltissimi secoli fa, per lasciare spazio alle piantagioni ed all’agricoltura, le strade sono sempre pericolose, ma solo dal traffico umano dell’automobili. Eppure un barlume di questo passato medievale, che oggi pare così lontano, ancora sopravvive. Il castello di Branduzzo è un perfetto esempio di questo passato remoto, segno del grande potere politico d’una famiglia ormai estinta, ove un tempo era il fulcro centrale di questa zona, baluardo dell’ordine del territorio.

Il castello venne in gran parte edificato dalla nobile famiglia Botta, che si stabilirono in questo territorio dal 1298, e nei primi secoli utilizzeranno la proprietà sotto enfitèusi, ovvero pagando un canone annuo all’effettivo proprietario ed impegnandosi a tenere in buono stato la proprietà. Solo intorno al 1400 il territorio diventerà (finalmente) di proprietà della famiglia Botta.

Sarà proprio questa famiglia ad edificare il castello, anche se oggi si presenta molto diverso da com’era nel medioevo, dato che in epoca rinascimentale venne pesantemente modificato, ed oggi lo possiamo osservare principalmente con questa veste. Ancora oggi sopravvivono le bellissime torri squadrate e le solide mura, secoli fa intonacate. Da notare le splendide decorazioni nella parte frontale, l’entrata principale, ancora in discreto stato di conservazione. Fin dalla sua origine questo castello era completamente autosufficiente dal punto di vista produttivo, al suo interno erano presenti grosse scuderie, un ampio giardino, un porticato e vasti edifici agricoli, nel medioevo era quindi un vero e proprio centro abitato, composto da centinaia di persone.

Come accennato in precedenza, il castello nel rinascimento vide grosse modifiche, il motivo di tali modifiche si ritrova nel fatto che in quel periodo il maniero vide il proprio periodo di massimo splendore, in particolare sotto la sapiente guida di Bergonzio Botta (1454 – 1504) che fu tesoriere generale del ducato di Milano. Uomo molto importante per l’epoca, che fece anche alcune opere di deviazione del Po che realizzò anche con l’aiuto di Leonardo Da Vinci, suo conoscente e stretto contatto. E’ probabile che almeno una volta Leonardo Da Vinci sia passato da questo castello. In ogni caso queste deviazioni del fiume Po furono opere che portarono a Bergonzio molta gloria, ma sopratutto riconoscimenti economici e terreni.

In questo castello passarono anche altri numerosi personaggi illustri. Da annoverare una celebre festa in onore del matrimonio di Gian Galeazzo Sforza (20 giugno 1469 – 21 Ottobre 1494), nipote di Ludovico il Moro ( 3 agosto 1452 – 27 maggio 1508), con Isabella d’Aragona (2 ottobre 1470 – 11 febbraio 1524). La prosperità del castello continuò ancora per tutto il 1500, finché la famiglia Botta si unì all’importante famiglia genovese degli Adorno, intorno all’inizio del 1600. Quest’ultima famiglia si estinse nel 1634, ma rimase comunque il nome degli Adorno unito a quello dei Botta. Oggi il castello è invece di proprietà dei conti Parrocchetti Piantanida.

Il castello è rimasto utilizzato fino alla prima metà del 1900, finché non è caduto in un lento e progressivo declino… nell’ultimo periodo venne utilizzato come azienda agricola, che forniva lavoro a tantissime persone, all’interno era stata anche adibita una scuola per i figli dei lavoratori, ed erano in molti che lavoravano in quest’azienda agricola, anche giungendo qui con i pochi mezzi pubblici disponibili ad arrivare in un posto così isolato. Oggi il castello versa in condizioni pietose, malgrado negli ultimi tempi siano state installate telecamere e sistemi d’allarme, il castello ha subito comunque innumerevoli furti, sopratutto libri antichi, visto che il maniero ospitava una fornita biblioteca interna, con anche libri di pregevole importanza storica. Per fortuna molti dei ladri sono stati poi trovati ed arrestati dalle forze dell’ordine.

Non è visitabile e non è accessibile senza autorizzazione, ma già dall’esterno è possibile assaporare la sua antica grandezza. E’ anche possibile osservare il suo disfacimento, tutta la parte agricola versa in condizioni disastrose, con alcune parti che non sono nemmeno più recuperabili. Per vedere la parte interna consiglio di leggere quest’articolo del Corriere della Sera, come potete osservare le stanze all’interno del castello sono ancora tutte splendidamente decorate.

Ad oggi il comune non ha i soldi per il suo recupero e tutto sta andando in rovina. E’ una vera e propria emergenza, un monumento nazionale in disgrazia.

Dev’essere assolutamente salvato.

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