Eremo di Sant’Alberto di Butrio

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A volte in questo sito non affronto solo posti abbandonati, ma anche posti poco conosciuti, lontani dalla calca della gente e dal turismo di massa. Sarà anche per il fatto che io stesso mi chiamo Alberto (non che ci volesse molto a capirlo) che mi spinge a scrivere un articolo su questo luogo che porta il mio nome, immerso in un religioso silenzio molto impressionante, sopratutto per noi esseri umani tanto abituati ad avere qualche rumore di fondo durante la nostra vita.

Ma non è di patetica filosofia che voglio parlare in quest’articolo, intendo semplicemente descrivere e raccontare in maniera quantomeno possibile, la storia di quest’eremo, cercando anche di descriverlo con alcuni dettagli. Per raggiungerlo bisogna obbligatoriamente passare da una strada che si sviluppa attraverso una voluminosa salita. Ma questo è scontato, trattandosi d’un luogo costruito per l’isolamento e la pace spirituale.

Si trova lungo la prima dorsale degli appennini liguri, all’interno delle provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto nel comune di Ponte Nizza. Si raggiunge prevalentemente in due modi, attraverso una strada asfaltata che in alcuni punti pende anche in maniera piuttosto elevata, oppure attraverso i numerosi sentieri che scorrono lungo i sontuosi boschi che circondano la zona, quest’ultimo metodo è sicuramente il più faticosa, ma anche il modo migliore per godere della splendida ed incontaminata natura che domina questo territorio, costituito da tra verdi pascoli, querce, abeti e castagni.

L’eremo venne costruito da Sant’Alberto, forse aiutato dalla ricca famiglia Malaspina (di origine longobarda), si narra che ne 1030 egli decise di ritirarsi in solitudine nelle vicinanze di questa cima. L’eremo, sempre secondo la tradizione, venne edificato in seguito ad un miracolo. Nel corso degli anni successivi si venne a creare una vera e propria comunità religiosa, vennero quindi avviati i lavori per la costruzione d’un monastero, oggi di tale costruzione sopravvive il chiostro ed il bellissimo pozzo. Nel corso del tempo il monastero crebbe esponenzialmente, aumentando in maniera considerevole il numero di celle per i monaci, sempre più numerosi. L’eremo ospitò anche innumerevoli personaggi storici illustri, dal quale non si può certo dimenticare: Dante Alighieri e Federico Barbarossa.

Ma sicuramente l’elemento più incredibile risiede in un altra particolarità unica… pare infatti che qui tra queste mura per un breve periodo sia stato sepolto Re Edoardo II d’Inghilterra. Non è chiaro se si tratta di leggende nate dal folklore popolare, ma la storia c’insegna che molte leggende hanno un grande elemento di verità. La storia ufficiale dichiara che Edoardo morì nella contea di Gloucestershire, nell’Inghilterra sud occidentale, il 21 settembre 1327, ma potrebbe non essere andata esattamente in questo modo.

Non mi addentrerò troppo nell’argomento, in primo luogo perchè non sono un esperto, inoltre rischierei di perdermi in una storia troppo grande da essere affrontata tra queste righe. Edoardo II fu una figura piuttosto controversa, legato in primo luogo ad intricati rapporti intimi, un’ omosessualità non ben vista nella società dell’epoca, un’ incapacità a governare ed una situazione politica complicata. Questo è a grandi linee il modo migliore (o peggiore) per descrivere questo sovrano. Re che si vide costretto ad un ritiro dalla scena politica per vari scandali e che venne sostituito dallo stesso figlio Edoardo III. Pare infatti che fu qui, tra le colline pavesi che il vecchio Re passò gli ultimi anni di vita. Realtà o leggenda? Forse non lo sapremo mai con certezza, è comunque sicuro che se anche questa storia fosse falsa, potrebbe comunque derivare da qualche altra storia politica locale, condottasi in modo simile. Oggi Edoardo II riposa in pace nella propria tomba reale a Gloucester.

Ma quest’eremo non è solo “portatore sano” di leggende storiche, tra queste mura sono passati tanti personaggi sicuramente santi, o comunque fuori dal comune dal punto di vista puramente spirituale. Come ad esempio Luigi Orione che nel 1900 riprese le redini dell’eremo abbandonato ormai dall’inizio dell’800, non solo lo riportò in vita, ma lo rese sicuramente fiorente sotto molti punti di vista. Oggi il luogo è meta di numerosi pellegrinaggi per via di personaggi come Don Orione o frate Ave Maria (frate cieco vissuto nell’eremo tra il 1923 ed il 1964) da molti venerato come sia già stato proclamato santo.

Un luogo quindi che, a prescindere dalle proprie idee religiose o spirituali, sprigiona nei sensi di chiunque un senso di pace, una serie di sentimenti che hanno sicuramente contribuito al motivo per il quale questo luogo sia ancora oggi così fiorente, malgrado l’isolamento. Non si tratta comunque d’un posto estremamente turistico, si tratta anzi d’una piccola perla che merita d’essere vista. Sopratutto se siete alla ricerca d’un po’ di pace, questo è sicuramente il posto giusto.

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