Ex cantiere navale Sorimano

Gen 10, 2017 0 commenti by

Il mare, un vero simbolo della pace dei sensi, così tranquillo e pacifico da trasformare in un’ Odissea la compravendita d’un ex cantiere navale, fallito ormai da tantissimi anni. E’ la classica storia che si sente spesso, milioni d’euro spesi all’asta per la riqualifica d’un area, passano i decenni e non succede (quasi) nulla.

Ma come sempre non voglio scrivere l’ennesimo articolo sensazionalistico o polemico. No, non è nel mio stile, in quest’articolo esploreremo quel poco che rimane di questo fantastico cantiere navale ormai abbandonato, senza però ovviamente parlare della sua storia più recente. Un vero e proprio relitto affondato negli abissi della burocrazia e della mera speculazione edilizia.

A pochi passi dal mare. Io, da grande appassionato dell’abbandono, amo una visione del genere: un mostro ecologico a pochi passi dalla spiaggia, accessibile con estrema facilità, pericolante, rugginoso e sporco. Potrei andare avanti con altri aggettivi. Questo colosso dell’industria nautica è stata edificato all’inizio del 1900, in quel periodo Savona era in grande trasformazione, e cantieri di questo tipo nascevano come funghi lungo tutta la costa. Il cantiere funzionò praticamente per tutto il secolo, producendo centinaia di navi, anche di gradi dimensioni, per il mercato italiano ed estero. Dopo la tragica fine del fallimento, dal 2003 c’è stato un infinito susseguirsi di eventi burocratici, progetti, vendite e ricorsi.

Era il febbraio del 2003 quando un imprenditore savonese che con una spesa complessiva di ben 1,875 milioni d’euro, propose l’avvio d’un progetto per la realizzazione d’una cittadella gastronomica per la produzione e commercializzazione del pesto genovese, il progetto rimase però solo in status virtuale, dato che dopo appena un mese arrivarono altri rilanci con altri imprenditori interessati all’area. Venne quindi fuori un organizzazione di pescatori, che con un investimento di ben 13 milioni d’euro avrebbe voluto trasformare l’area in un polo ittico. Il “sogno” durò poco, dato che la cassazione ci mise poco a dichiarare illegittima la procedura dell’asta. Passano i mesi, gli alberi fioriscono ed appassiscono due volte finché nel dicembre 2005, venne organizzata un’ altra asta. 2,2 milioni la base, sei i partecipanti, ma i vincoli urbanistici in due anni erano aumentati vertiginosamente, risultato: l’interesse per edificare sono notevolmente diminuiti. Malgrado ciò l’area rimane d’elevato interesse, sopratutto vista la posizione vantaggiosa dove si trova l’ex cantiere.

All’epoca nell’ex cantiere erano rimaste abbandonate due gigantesche imbarcazioni, praticamente completate, ma lasciate nel più completo abbandono. Le due barche però non potevano certo rimanere in quel posto tanto a lungo, infatti erano ancora posizionate nel punto di costruzione, in una posizione alquanto pericolosa, sopratutto se lasciate abbandonate per un lungo periodo di tempo. Dietro al cantiere infatti scorre una trafficatissima strada, il pericolo d’un “inchino” da parte delle barche era piuttosto concreto. Ma l’interesse verso queste due imbarcazioni di certo non mancava, ecco che quindi l’asta del 2005 fu oggetto anche di speculazione verso queste due imbarcazioni, dal valore commerciale non certo basso. In quest’asta si arrivò alla cifra record di 6,1 milioni d’euro, ed a detta degli speculatori, solo le imbarcazioni valevano qualcosa come 9 milioni d’euro. Iniziarono quindi i progetti, oltre allo spostamento delle barche (ne parleremo tra poco), ci fu l’ideazione d’un possibile centro residenziale turistico, il classico dei peggiori mostri ecologici all’italiana. Quest’articolo quindi non fa altro che raccontare l’ennesima Odissea, che ha ben poco da invidiare dalla celeberrima storia di Omero.

Le due navi sono infine state portate via molti anni dopo, ancora nel 2007 le imbarcazioni erano ancora pericolosamente abbandonate, nel 2013 e nel corso degli anni successivi sono diversi gli interventi atti alla distruzione ed alla bonifica dell’area, ma ancora oggi, a tanti anni di distanza, l’intero complesso rimane ancora in grossa parte esistente, oltretutto, nell’area degli ex alloggi (l’area che veniva utilizzata come alloggi da parte degli operai del cantiere) è attualmente utilizzata ed occupata da una decina di senzatetto, che hanno deciso d’utilizzare quest’area come casa propria.

Le due barche fotografate nel 2009 – © Giovanni Mirgovi

 

Quel’è il futuro? Incerto, l’unica certezza risiede nel giro d’una decina d’anni il complesso verrà lentamente demolito, finché non ne rimarrà solo solo un ricordo, ad oggi l’area sembra un ambiente uscito da un film post-apocalittico, tanto da diventare un luogo molto frequentato da numerosi turisti, sopratutto nel periodo estivo.

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Autore articolo:

Amministratore e fondatore di questo sito, fotografo e videomaker. Ha iniziato a fotografare nel 2010, dal 2013 in poi ha iniziato ad esplorare posti abbandonati, realizzando e pubblicando video su Youtube. Instancabile, curioso ed un po' spericolato. E' sempre alla ricerca di ciò che è nascosto, e che attende d'essere documentato.

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