Ex Lucchini di Settimo Torinese

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Ero bambino quando vidi per la prima volta quest’acciaieria. Erano i primi anni ’90 ed ogni volta che passavo su questa strada, passando dalla Cebrosa, rimanevo stranamente affascinato da questo gigante di metallo, l’osservavo dal finestrino dell’automobile e non c’era volta che non rimanevo a bocca aperta. Mai avrei immaginato che un giorno avrei scritto un articolo su questa fabbrica e ne avrei narrato la sua storia, fino all’odierna decadenza.

Un tempo la Lucchini di Settimo Torinese era una delle acciaierie più grandi del territorio. Da anni è diventata uno spazio ufficialmente chiuso, trasformandosi in luogo di decadenza ed abbandono. Ma questa è la storia attuale, un tempo questo era un luogo dove uomini e donne lavoravano con continuità e passione. Settimo Torinese in epoche molto remote era uno dei più importanti borghi agricoli del torinese, negli anni ’60 con la costruzione dei villaggi Fiat e di numerose industrie cambiò radicalmente il proprio volto, diventando un’ importante cittadina d’impronta puramente industriale. Una grossa fetta di fabbriche si svilupparono nelle vicinanze della strada “Cebrosa”, è proprio in questo periodo che venne costruita l’acciaieria Lucchini, che insieme all’acciaierie Cravetto, forniva innumerevoli posti di lavoro in tutto il territorio.

Settimo Torinese ha subito infatti una notevole evoluzione demografica in seguito al boom economico del secondo dopoguerra,  la popolazione di Settimo è passata da 11.000 d’inizio anni ’50, 18.000 negli anni ’60 fino a 42.000 negli anni ’70. Abitanti quadruplicati, tempi oggi molto diversi a quelli odierni, in quanto industrie di questo tipo attualmente vengono principalmente realizzate in paesi dove la manodopera è meno costosa. La solita storia.

L’azienda Lucchini è stata fondata nel 1856, negli anni ’60 venne presa la decisione di costruire questa filiale di Settimo, una delle tante di questa grande azienda. Tonnellate di rottami ferrosi provenienti da tutte le parti del Piemonte giungevano fino a quest’acciaieria, essi venivano poi trasformati in grossi lingotti, più specificatamente venivano trasformati in billette che poi successivamente venivano laminati direttamente all’interno di questo stabilimento. Fu una scelta della Lucchini di predisporre anche un reparto dedicato alla laminazione, questo tipo di lavorazione prima avveniva soltanto presso lo stabilimento di Brescia.
Nel laminatoio lavoravano poco più di 100 persone, mentre nell’acciaieria lavoravano tra 150 e 200 persone a seconda del periodo e del regime di produzione dell’azienda.

Sono tanti coloro che hanno lavorato e vissuto per molti anni in quest’industria, è interessante sentire le testimonianze di coloro che lavorarono qui, c’è ad esempio un piccolo documentario realizzato nel 2005 dove è possibile scoprire alcuni interessanti retroscena e ricordi dei lavoratori, fino quasi a riconoscersi nella realtà quotidiana di questo posto di lavoro. Essenzialmente l’acciaieria è un posto di lavoro difficile: rumore, calore, fumo ed odori. Un lavoro pesante, fatto di sudore… occupazione che può logorare il corpo e lo spirito. Eppure la nostalgia fa da padrona per molti ex dipendenti. Nel video sottostante potete sentire alcune testimonianze molto interessanti.

Il magazzino è stato definitivamente svuotato nel febbraio 2002, il mese della morte di questa fabbrica. La morte definitiva. Gran parte dei lavoratori sono stati integrati in altre aziende, malgrado ciò il senso di vuoto rimane. Eviterò di scrivere sterili polemiche, non spetta a me giudicare. Non so di chi sia la responsabilità della chiusura di questo stabilimento, la realtà dei fatti è che qui è definitivamente finita un’epoca. I tetti di questo complesso industriale erano tutti coperti in eternit, Dopo la chiusura una parte di questi tetti sono stati eliminati. Malgrado questa parziale bonifica all’interno resta tantissimo amianto, senza dimenticare: i pozzi, le sostanze inquinanti ed i muri prossimi al crollo. Una grossa parte del complesso è stato inoltre raso al suolo dalle ruspe in epoca relativamente recente (dopo il 2011), mentre altre zone verranno presto distrutte per fare spazio ad altro, sono pronto a scommettere che sarà l’ennesimo ed inutile centro commerciale. Rimane una torre di metallo ben visibile dalla strada, inoltre dentro ad alcuni capannoni è cresciuta la vegetazione, ed oggi sono diventati una strana giungla rinchiusa da sbarre di metallo. Restano ancora gli uffici, abitati da piccioni che hanno reso queste stanze invivibili, al loro interno si sente un fortissimo odore di guano e sterco.

Su una delle pareti rimane ancora un foglio informativo datato 12 Marzo 1997: “E’ stata osservata da alcuni lavoratori l’inosservanza del divieto di fumare nel presente locale. Si invitano pertanto tutti i lavoratori al rispetto delle disposizioni aziendali, al fine di evitare l’incorrere di sanzioni disciplinari”. Tutto quello che rimane degli uffici. L’ultima testimonianza.

Video:

Ho realizzato anche un piccolo documentario su questa fabbrica, da qui potete vedere nei dettagli quello che rimane di questo complesso industriale.

Altre foto:

 

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