Expo 1961 – Torino

Nov 18, 2015 0 commenti by

Nel vagare ed esplorare tra l’archeologia moderna, è facile a Torino “imbattersi” in ricordi risalenti all’Expo del 1961, conosciuto generalmente come “Italia 61“, lo stesso nome che ha acquisito il quartiere che in quell’anno ospitò l’Esposizione Internazionale del Lavoro, evento che celebrò anche il primo centenario dell’Unità d’Italia.

Quest’articolo non intende essere nostalgico, io stesso nel 1961 non ero ancora nato, e da allora dovevano passare ancora tantissimi inverni prima di tale evento. No, quest’articolo vuole semplicemente vedere quello che è rimasto, forse nel vano tentativo di ricordare o non far dimenticare un pezzo del nostro passato. Nulla di nuovo sul mio diario di bordo, è più o meno quello che faccio quando scrivo su questo sito: incidere qualche parola per far parlare le immagini.

Tanti sono gli anni che ci separano da Italia ’61. Abbiamo da poco “festeggiato” (scusate le virgolette) il 150° anniversario del nostro paese, siamo appena usciti dall’Expo 2015, evitando tutte le polemiche che potrei tirare comodamente fuori (meglio evitare), la prima cosa che salta all’occhio è la differenza che si può notare in appena 50 anni, dal numero di denaro dietro a progetti di questo tipo, fino ad arrivare al numero di visitatori.

Ma quest’articolo non vuole parlare di numeri, epoche diverse, sistemi diversi, mentalità differenti (forse) ed anche persone. Dell’Expo del 1961 rimane ben poco, ad oggi, quello che è sopravvissuto, è per la maggior parte ridotto quasi al completo abbandono. Sembra quasi di vedere attraverso una pellicola sbiadita dal sole di troppe estati o attraverso un film troppo consumato dalla polvere.

Alcuni simboli d’Italia 61 non esistono più, come ad esempio: l’Ovovia di Ugo Carlevaro,  61 piccole cabine biposto collegavano la zona dell’Expo con il Parco Europa Cavoretto, un vero e proprio capolavoro per l’epoca. O il Luna Park che si trovava nelle immediate vicinanze dell’esposizione. Nel corso degli anni immediatamente successivi la maggior parte dei “segni” di Italia ’61 sono andati persi, e solo in rari casi recuperati, in particolare verso il 2006.

Grafica del complesso d’Italia ’61 (Clicca sulla foto per ingrandirla)

I “resti” più evidenti e forse più famosi riguardano la Monorotaia ALWEG, vero e proprio oggetto futuristico, che per il brevissimo periodo che funzionò, diede l’illusione a molti di vivere in una città del futuro.  I resti della stazione Sud sono ancora ben visibili, ma nel più completo stato d’abbandono. La stazione Nord esiste ancora, ma per fortuna è stata recuperata nel 2006  ed ospita i bambini malati dell’OIRM insieme ai loro familiari [Fonte wikipedia].

La monorotaia in funzione, interno ed esterno (clicca sulla foto per ingrandire)

La monorotaia serviva per gli spostamenti tra i vari padiglioni dell’esposizione, funzionarono anche dopo la fine della manifestazione (occasionalmente), ma vennero definitivamente dismessi nel 1963. Ad oggi sopravvive solo una piccolissima tratta della monorotaia, che con il passare del tempo e le modifiche strutturali del territorio è stata lentamente abbattuta, la parte ancora esistente è all’interno del Giardino Corpo Italiano di Liberazione, accanto anche al Palazzo del Lavoro, anch’esso recentemente abbandonato.

Altre foto:

La Stazione Sud, ieri ed oggi (clicca sulla foto per ingrandirla)

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Italia - Piemonte, Luoghi Abbandonati, Manifestazioni, Torino

Autore articolo:

Amministratore e fondatore di questo sito, fotografo e videomaker. Ha iniziato a fotografare nel 2010, dal 2013 in poi ha iniziato ad esplorare posti abbandonati, realizzando e pubblicando video su Youtube. Instancabile, curioso ed un po' spericolato. E' sempre alla ricerca di ciò che è nascosto, e che attende d'essere documentato.

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