Foresto

by

La bellissima Val di Susa, nel mezzo della natura. Foresto è una piccola frazione di Bussoleno (si trova a 2 chilometri dal suo capoluogo) ed ha circa 500 abitanti. Malgrado le sue piccole dimensioni, Foresto è una frazione molto conosciuta dagli escursionisti di roccia, oltre che anche dai turisti che visitano questa Valle. Un tempo questo luogo era anche comune autonomo, quando poi nel 1929 venne inglobato al comune più vicino. All’interno di Foresto c’è anche la sede del Parco naturale Orsiera-Rocciavrè.

Ma Foresto è famoso non per il suo borgo, comunque bello ed affascinante, ma  per un luogo che ha sicuramente un fascino sinistro ed oscuro… sto parlando dell’Orrido di Foresto.

L’Orrido:

Il nome orrido sicuramente non ricorda nulla di positivo, ma è solo un nome un po inquetante, L’Orrido di Foresto altro non è che una splendida gola, molto stretta, scavata da milioni di anni dall’erosione del vento e dell’acqua. E’ lunga circa 500 metri, al centro di essa scorre il torrente Rocciamelone. Questo luogo è visitato tutti i giorni da decine di appassionati, inoltre questo territorio è utilizzato come palestra di roccia, con diverse e spettacolari vie ferrate che corrono lungo l’orrido, a strapiombo sulle fredde acque del torrente. Questa zona è anche protetta come riserva naturale, estendendosi fino a Susa.

La via Ferrata dell’Orrido è davvero spettacolare, a detta di chi l’ha percorsa (io al momento non lo mai fatta ndr.)in alcuni tratti è molto emozionante, anche grazie all’aggiunta di tre ponti tibetani (2010), alle migliorie rispetto al percorso originale (2003), risalente agli anni ’60 ed ovviamente ad una generale messa in sicurezza del percorso. Alcuni tratti comunque sono abbastanza impegnativi, è quindi importante percorrere questo luogo insieme ad altre persone con un minimo d’esperienza.

Lazzareto di Foresto:

Ho effettuato alcune ricerche su queste strane costruzioni di Foresto, ma ho trovato ben poco. Si trovano all’entrata dell’orrido di Foresto e sono qualcosa di decisamente particolare. Scavate nella roccia, basse, per raggiungerle bisogna aggrapparti ad alcune rocce, queste piccole case vennero costruite in tempi non chiari, vennero utilizzate fino alla fine del ‘700, e per secoli vennero utilizzate per isolare le persone afflitte da malattie contagiose, come il colera.

Oggi invece sono piuttosto in rovina (malgrado qualche piccola riparazione), ci sono anche entrato, scoprendo con disgusto che oggi vengono utilizzate come bagno da alcuni visitatori del luogo.

Un fatto incredibile nell’orrido di Foresto:

Qualche tempo fa ho letto un libro molto particolare, esso raccontava di alcuni fatti (documentati) incredibili avvenuti tra Torino e dintorni, uno di essi è proprio ambientato all’orrido di Foresto e malgrado questa storia abbia qualche spiegazione razionale (vedrete più avanti), rimane comunque una storia affascinante ed incredibile.

Quanti di voi credono nella telepatia? Io non mi sbilancio su quest’argomento, mi limito a trascrivere parte del racconto, siamo nella prima settimana del Gennaio del 1975: [testo trascritto dal libro di Ito De Rolandis “Misteri”]

Franco Meriano ed Ezio Cavallo erano due giovani appassionati d’alta montagna, rocciatori dilettanti, ma molto preparati e scrupolosi.Il primo abitava a Collegno il secondo in Torino città, in Via San Donato 73. Entrambi erano dipendenti del comune, ed erano animatori del gruppo alpinistico del circolo ricreativo del comune stesso. Il Cavallo, di un anno più giovane dell’amico, era istruttore della scuola di alpinismo “Gervasutti” di Bussoleno.
Sabato 4 Gennaio 1975 era una giornata straordinariamente mite per la stagione invernale. Brillava un confortevole Sole e le condizioni meteo erano promettenti. I due decisero quindi, tanto per tenersi in allenamento, di scalare la parete dell’orrido di Foresto, un muro di roccia che scende a picco sul torrente sottostante, sovente utilizzato dagli appassionati come palestra di ascensione. Uscendo di casa entrambi si limitarono ai genitori di dire che sarebbero stati di ritorno alle 19 e non più tardi. Ezio Cavallo diede anche un colpo di telefono ad una ragazza che conosceva.
“Vado in montagna a sgranchirmi le gambe […] ma alle sette di questa sera ti passo a prendere […]”
L’orrido di Foresto è in fondo alla Valsusa, prima di Bussoleno. Le acque, strette da rocce granitiche, scendendo a valle dai ghiacciai del Rocciamelone per milioni di anni hanno tagliato di netto la montagna creando uno scenario tanto suggestivo quanto impressionante. La parete rocciosa infatti cala a strapiombo per più di trecento metri. e solo in qualche punto la sua superficie levigata è interrotta da speroni, comunque inaccessibili.
Alla sera del 4 Gennaio la ragazza di Ezio Cavallo, Luciana Foresto [..] era sulla porta di casa pronta all’appuntamento fissato. Ma era inquieta […] ed andava su e giù per il piccolo ingresso.
“Sento che è accaduto qualcosa ad Ezio” esclamò tutto d’un tratto. Il padre [della ragazza] guardò l’orologio, mancavano dieci minuti alle 19. “E’ ancora presto – cercò di tranquillizzare la figlia – ci sarà traffico sulla strada, non essere in pensiero”. Ma Luciana si agitava sempre di più. Sentiva qualcosa nel suo cuore come di angoscioso, di opprimente. Anche se non erano ancora le 19 alzò il telefono e domandò alla polizia se era successa qualche sciagura in montagna. Il centralinista la rassicurò: non era giunta alcuna segnalazione in tal senso.
Alle 20 la ragazza [..] era sconvolta. […] si attaccò nuovamente al telefono e compose il numero dei vigili del fuoco. Ripetè la stessa domanda. L’addetto alle chiamate domandò il nome dell’interlocutore: ” Mi chiamo Luciana Foresto” asserì l’agitata giovane “Non saprei precisare dove sono andati, ma sono in pensiero, è ormai notte fonda” Perché le ricerche iniziarono a Foresto? Fu il cognome della ragazza, singolarmente omonimo a quello dell’orrido, a suggerire una prima traccia? Oppure fu il centralinista che confuse il nome di chi telefonava con la località di montagna? Mistero.

Alle 23 i carabinieri trovarono la macchina dei due giovani parcheggiata a Foresto, e da quel momento iniziarono le ricerche, con una temperatura di -8 gradi centigradi, le ricerche vennero rimandate alla mattina (ci provarono con nessun risultato) dove i due ragazzi vennero trovati, vivi, appesi in cima ad una parete, a duecento metri d’altezza, si bloccarono in quel punto per via dell’oscurità, trovandosi troppo avanti e per via di alcuni appigli che si staccarono lungo il tragitto. Questa storia finì su tutti i quotidiani dell’epoca ed è veramente incredibile.

Potrebbe anche interessarti:

1 Commento
  1. Reyemai 4 anni ago
    Reply

    Che storia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà reso pubblico.