Il Mostro della montagna

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Un titolo che starebbe benissimo come racconto di Edgar Allan Poe. I mostri sono sempre frutto dell’uomo, sono nel nostro DNA. Non esiste nulla di così orripilante e fuori contesto in natura, un qualcosa che altera in maniera assoluta l’equilibrio apparentemente eterno della montagna.

Potrei anche finire qui l’articolo, perché c’è ben poco di nuovo da dire. Sono le solite storie che accomunano ogni ecomostro: soldi e speculazione. Ma non posso certo finire qui l’articolo, cerchiamo allora di scoprire la storia di quest’edificio gigantesco mai terminato. Ci troviamo ad appena 65 chilometri da Torino, presso Tornetti di Viù, a partire dagli anni ’50 le montagne sono diventate sempre più a misura d’uomo e sempre più raggiungibili. E’ quindi iniziata la grade speculazione edilizia d’alta quota, avviando la costruzione nel tempo d’innumerevoli impianti sciistici. Vere e proprie macchine da soldi.

Erano i primi anni ’70 nella Valle di Lanzo, qui sopra all’Alpe Bianca la calma regnava sovrana, era così da millenni… il silenzio della natura. Vasti prati verdi occasionalmente occupati da animali selvatici e non. Alberi pluri-decennali che crescevano rigogliosi e che nell’inverno venivano ricoperti da una folta coltre di neve. Ripide discese di ghiaccio ideali per lo sci. Qualcuno notò tutto questo potenziale turistico, vennero quindi avviati i progetti per la costruzione d’un impianto sciistico di prim’ordine e la realizzazione venne affidata alla ditta dei Fratelli Marchisio di Torino . Era il 25 Agosto 1978 e sul giornale serale de “La Stampa” veniva annunciata l’imminente apertura di due nuovi impianti sciistici, pronti per la nuova stagione invernale 1978-1979.

Il potenziale c’era tutto: due impianti d’ultima generazione (per l’epoca) con una portata oraria di quasi 1000 persone, con partenza da quota 1450 metri, fino ad arrivare a 1900 metri: alle pendici del Monte Ciarm. La pista era lunga ben 1500 metri, ed inoltre l’impianto era anche fornito d’una pista per principianti, oltre che da uno skilift “baby”. L’apertura ufficiale venne fissata per il novembre 1978 e le aspettative da parte della società erano alle stelle. Per la costruzione di quest’impianto venne appunto realizzata una società per azioni, con un capitale di 200 milioni di Lire. Tra i vari soci c’erano personaggi di spicco come Michele Chiantor (proprietario del Hotel Tornetti), il figlio Melchiorre Chiantor, Ambrogio Caldarelli (un industriale di San Remo) ed altri personaggi come negozianti di Torino, un taxista e vari amici.

A servizio di questa località sciistica all’inizio erano disponibili 2 hotel, distanti circa 1 chilometro, mentre era anche possibile soggiornare direttamente nella cittadina di Viù che dista appena 8 chilometri. Negli anni ’70 in questo paese c’erano la bellezza di 4 alberghi, un campeggio, diversi ristoranti ed addirittura una discoteca. La sfortuna volle che la stagione sciistica iniziasse in ritardo quell’inverno, sfumò quindi la possibilità d’avviare l’impianti per novembre, la neve si fece attendere solo nella seconda metà del Febbraio 1979. Così finalmente arrivarono i primi turisti, in quell’anno l’impianto era composto da una biglietteria in legno dov’era possibile noleggiare sci ed attrezzatura, un bar/tavola calda con una vista spettacolare, mentre al piano terra c’era l’ufficio vendita, con anche alcune piccole camere da letto.

Disegno rappresentativo del 1992.

Ma questo era solo il principio di grandi progetti… proprio accanto a questa piccola struttura era già in fase di progettazione la costruzione d’un gigantesco albergo: 38 camere, 15 suite e 76 appartamenti. La costruzione di questo mostro è stata avviata negli anni ’80, contro ogni logica paesaggistica ed ecologica. Quest’opera immonda venne voluta dalla società sanremese capitanata da Evaristo Pertile. Sulla carta l’edificio sarebbe dovuto essere ancora più grande, fino a raggiungere la bellezza di 270 alloggi. Ma i lavori vennero interrotti molto prima, ed ancora oggi l’edificio è incompiuto.

Il progetto non aveva senso, prima di tutto per la mancanza d’una strada facilmente agevole, ed inoltre sarebbe stato più saggio costruire edifici più piccoli così da essere disponibili immediatamente ai turisti. Nel progetto originale c’era anche l’idea della realizzazione d’un campo da golf ed una “ovovia” fra l’Alpe Bianca e i laghi di Viana. Non si può dire che non pensassero in grande.

Nei vecchi uffici abbandonati rimangono ancora fogli e listini prezzi dei primi anni ’90, sono di fatto le ultime testimonianze dell’utilizzo di quest’impianto, dopo varie problematiche ed un ennesimo inverno con carenza di neve, l’impianto venne definitivamente chiuso nel 1994. Negli anni successivi ci sono state alcune speranze di riapertura, ad esempio nel 1999 una cordata d’imprenditori genovesi erano interessati ad una riapertura del cantiere con una spesa complessiva di 7 miliardi di lire, ma il progetto non venne mai avviato. Le attrezzature degli impianti sciistici erano ormai obsolete, e le nuove normative edili non permetto la riapertura del cantiere per terminare la costruzione del mostro. Forse è meglio così, sorge un ultima domanda: per quanti secoli questo mostro rimarrà in piedi?

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