La casa del calendario 1976

by
Ci sono poche case abbandonate capaci di trasmettere certe emozioni. Lo dico io che ne ho viste un’ infinità. Personalmente ho un modo del tutto mio di vivere l’abbandono, ovvero una necessità fisica di lasciarmi alle spalle l’epoca odierna e farmi condurre verso la calda e misteriosa dimensione del passato. Cerco un viaggio nel tempo, per capire e far rinascere ricordi ormai scomparsi.

Possiamo dire che questa è la mia “missione”, anche se non amo particolarmente questa parola. Mi piace più definirla come passione. Questa casa fa nascere in me sentimenti contrastanti, misti di stupore, nostalgia e tristezza. Esternamente nessuno avrebbe voglia d’entrare in questa casa, sembrano dei normali ruderi senza interesse. Ma addentrarsi significa raggiungere un piccolo mondo segreto in miniatura.

Siamo in mezzo alla campagna, in Piemonte, nella terra dei miei avi. So con certezza che due miei trisavoli vivevano a poche centinaia di metri da questa casa, un centinaio di anni fa. Sicuramente loro hanno visto chi viveva tra queste mura, e certamente ci sono entrati almeno una volta nella vita. Dopotutto stiamo parlando d’una cascina ed in campagna i vicini sono molto importanti. Il casale in questione è ovviamente molto antico, non è facile capire la sua storia, dalle vecchie mappe catastali si evince che qui esisteva già un edificio nella metà del 1800 e già a partire dal 1880 essa aveva il nome che l’avrebbe contraddistinta: Cascina Stolassano.

Non sono in grado d’interpretare il nome, presumo che derivi dal cognome della famiglia che la fece costruire. Non è chiaro se avesse questo nome prima del 1880, ma è comunque certo che essa abbia subito innumerevoli modifiche durante la sua lunga esistenza. La ristrutturazione più importante avvenne nel 1917, quando venne completamente rifatto il tetto, con anche una conseguente ristrutturazione ed ampliamento della struttura. Le stanze interne erano in parte decorate ed affrescate, con soffitti ad arco, tondeggianti e particolarmente di pregio. Per la realizzazione di queste decorazioni vennero impiegati i migliori artisti locali e la famiglia sembra non abbia badato a spese. E’ chiaro che essi volessero ostentare la propria ricchezza per stupire gli ospiti, le stanze decorate erano essenzialmente la sala da pranzo e l’entrata, e malgrado oggi un crollo abbia quasi del tutto cancellato l’antica bellezza, con un po’ d’immaginazione è facile rimanere ancora abbagliati da questa parte della casa.

La cascina era quindi abitata da una famiglia benestante, sicuramente importanti contadini della zona con una certa influenza nella comunità. Essi ebbero anche la lungimiranza d’installare un impianto elettrico nella casa già a partire dai primi decenni del 1900. I segni di quest’impianto sono visibili ancora oggi, con fili elettrici antichi ed interruttori e prese elettriche in ceramica.

Ma il vero pezzo forte della casa è un semplice calendario. Esso ci fornisce l’unico ed importante indizio sull’abbandono… una semplice data: gennaio/febbraio 1976. Dietro si notano calendari ancora più vecchi, uno del 1969 ed un altro di chissà quale anno del 1960. Non è fisicamente possibile raggiungerli, non esistono scale e se anche qualcuno provasse ad arrampicarsi rischierebbe seriamente la vita. Questi calendari sono l’ultima testimonianza di vita della casa, rimasti appesi, incuranti della rovina intorno a loro.

Come se non bastasse, sotto ai calendari, in una vecchia credenza, c’è una bottiglia di vino ancora chiusa. Essa è in bilico da più di 42 anni. Appoggiata lì intorno al 1976, per qualche miracolo non si è rotta dopo il rovinoso crollo del tetto. Il calendario e la bottiglia suggeriscono varie ipotesi, una delle quali molto fantasiosa. Il calendario indica i fratelli Porcellana di Cuorgnè, proprietari d’un liquorificio molto in voga in quegli anni. I figli di questi proprietari negli anni ’70/’80 avevano fondato il locale/discoteca “Rotonda”, discoteca simbolo della zona, dove suonarono addirittura i Pooh. Che ci sia qualche connessione con queste persone? Forse erano i proprietari di questa cascina, oppure sono soltanto ipotesi campate in aria. Probabilmente non lo sapremo mai.

Infine, nell’ultimo periodo, vennero avviati dei mostruosi lavori di restauro, snaturando completamente l’edificio. Vennero alzati muti in mattoni vuoti dove prima non c’erano, distrutte le scale originali ed aggiunte nuove stanze. Tutte modifiche che non verranno mai ultimate e che per qualche ragione verranno lasciate a metà. E’ possibile che i proprietari ormai vecchi e stanchi lasciarono la casa per vivere gli ultimi tempi in una casa di riposo o in compagnia dei figli. Il disinteresse forse fu la vera causa che ha portato all’abbandono tutto questo. Si allontana quindi silenziosamente un mondo vecchio di secoli, nell’indifferenza totale d’un mondo che corre sempre più velocemente.

Video:

Potrebbe anche interessarti:

Scrivi un commento:

avatar

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami