La casa rimasta nel 1991

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Provate ad immaginare di lasciare casa vostra per 27 anni. Per tutti questi anni lasciarla aperta, in balia di chiunque. Da un lato ci sarà la natura, che nella sua impersonale progressione sarà capace non solo di cambiare radicalmente l’esterno della casa, ma arriverà ad invadere le stanze interne, inoltre ci sono anche gli esseri umani, che nella loro personale progressione alcuni di loro saranno capaci di distruggere e depredare.

Questa essenzialmente è l’unica introduzione che mi è venuta in mente di fare. Ma adesso vi racconterò non solo le sensazioni che mi ha trasmesso questa casa, ma anche quel piccolo barlume di storia che sono riuscito a mettere insieme. L’abitazione si trova isolata da qualsiasi forma umana vivente, nessun vicino con un rumoroso tosaerba nella tranquille domeniche d’estate, nessuna chiassosa macchina da traffico cittadino e per dirla tutta: (quasi) nessuna strada. La casa infatti si raggiunge tramite un’ impervia “stradina” in discesa, c’è da chiedersi come facessero le piccole 500 e le Fiat Tipo a raggiungere questo luogo. All’epoca non serviva un 4×4 con avanzati sistemi elettronici, bastava una buona frizione ed un discreto freno a mano.

Verrebbe da chiedersi i motivi del vivere così lontani da tutto, ma sarebbe la solita domanda retorica con l’ennesime risposte. Qui vi hanno certamente vissuto diverse generazioni d’una famiglia, la casa infatti è suddivisa in due appartamenti (che potrebbero facilmente essere suddivisi in 3 parti) ed una piccola zona “agricola” dove venivano allevate galline e piccoli animali.

Quando ho visto per la prima volta questa casa, avevo pensato che poteva essere una costruzione degli anni ’50. Ma andando a vedere nelle vecchie mappe catastali, non solo ho scoperto che la casa anticamente era una cascina con origini antichissime. Basti pensare che essa era già presente nelle mappe del 1852 (a sinistra la casa in una mappa di quell’epoca). Era conosciuta con il nome di Cascina Ortolanda, un nome molto carino, che probabilmente era nato dal nome della moglie del primo proprietario, o dal cognome della famiglia che la fece costruire. Questo nome si è mantenuto nei secoli, ed ancora presente nelle mappe catastali degli anni ’50.

Questa cascina in una mappa degli anni ’50.

In quest’ultima mappa, possiamo notare come l’edificio negli anni ’50 aveva una forma simile a quella attuale, segno che probabilmente in tale periodo siano stati eseguiti numerosi lavori di restauro e pesanti modifiche dell’edificio, che venne radicalmente trasformato rispetto a com’era in origine. La cascina infatti (molto probabilmente) era stata costruita nei primi anni 1800, anche se esiste la concreta possibilità che sia ancora più antica. Essa ha perso la sua funzione di cascina intorno agli anni ’60, diventando quindi la casa di qualche famiglia locale.

L’interno dell’abitazione rimane silenzioso e riferisce ben poco del suo passato. Nella sala da pranzo rimane un impianto stereo degli anni ’70, un Mivox 704 dei mobili antichi ed un piccolo tavolo. Interessante il pavimento ed il lampadario.

La cucina è una delle stanze che peggio si è conservata, c’è ancora un vecchio frigo anni ’80. La camera da letto è lontana dai giorni in cui essa era bella ed accogliente. Il letto è marcio ed invaso da parassiti. Nell’armadio ci sono ancora riposte delle coperte di lana per l’inverno.

Il bagno era un classico dell’epoca, composto da piastrelle azzurre e per qualche strana ragione possiede ancora un certo fascino. C’è anche una piccola cameretta, collegata direttamente con il piano superiore. Qui viveva sicuramente un ragazzo, sono appesi sul muro vari poster anni ’70. Verrebbe da pensare che il tempo sia rimasto fermo a quell’epoca, ed invece dettagli successivi suggeriscono un abbandono decisamente più recente.

Esiste infatti un piano superiore dove però stati eseguiti frettolosamente alcuni lavori di restauro (eseguiti a metà). C’è un altra camera da letto, che al contrario dell’altra è conservata meglio. Ma il punto forte della casa si trova al primo piano, nella parte antica della cascina, la zona che probabilmente era parte dell’edificio originale di Cascina Ortolanda. In una di queste stanze c’è un piccolo letto pieghevole, uno di quelli che di solito vengono utilizzati per gli ospiti. E’ possibile che qui abbia vissuto, nell’ultimo periodo, una persona anziana ove un nipote occasionalmente veniva a trovare. Il letto è pieno di piccoli adesivi che spaziano dalla fine degli anni ’80, all’inizio degli anni ’90. Tantissimi calciatori storici del Torino e della nazionale. Nostalgia allo stato puro.

Sopra una mensola, vicino al letto, rimane una bolletta, una delle ultime. Essa risale alla metà del 1991. I consumi all’epoca erano piuttosto bassi, segno che forse all’epoca nella casa viveva una sola persona. La bolletta costava appena 160 lire. Altri tempi, dove non c’erano oneri di sistema, canone Rai ed altre diavolerie.

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Giuseppe

e solo ci fosse la voglia seria di recuperare questi edifici…forse si finirebbe anche con l’aumentare la quantità di cemento…