Lucedio

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Ho già scritto un articolo su quest’ incredibile zona del vercellese (e ne scriverò ancora altri) parlando dell’antica Chiesa abbandonata della Madonna delle Vigne, nello stesso articolo avevo accennato a questo luogo, il Principato di Lucedio. Ma prima di parlare di storia, leggende e curiosità, mi piacerebbe introdurre il tipo di luogo che andremo a conoscere tramite quest’articolo; Lucedio è una frazione del comune di Trino (bellissima città che dista pochi chilometri), a poca distanza dalle principali strade di collegamento, malgrado ciò, pare quasi sia una regione a parte, un luogo unico e magnifico scollegato dal mondo.

Una tranquillità sicuramente dovuta alla grandissima e silenziosa campagna che circonda questa zona oltre che una misteriosa ed alquanto rara foresta: il Parco del bosco delle sorti della partecipanza di Trino,  prima dell’anno 1000 il territorio era un enorme bosco, il parco vicino a Lucedio è quello che rimane dell’antica selva , una vera rarità in questa zona del vercellese.

Cenni storici:

Lucedio ha una storia molto antica e racchiude moltissime cose al suo interno che meritano sicuramente un approfondimento. Innanzitutto uno degli elementi più importanti di Lucedio è proprio la sua omonima abbazia (Santa Maria di Lucedio), fondata nel 1123 dai monaci Cistercensi, che grazie a loro il territorio venne notevolmente bonificato, rendendo questa zona adatta alla coltivazione del riso (grazie sopratutto al tipo di terreno) divenendo anche il primo luogo in Italia adattato per la sua coltivazione.

 

La presenza dei monaci Cistercensi (che arrivarono in origine dalla cittadina francese  Chalon-sur-Saone, in Borgogna) fu vitale per il proseguimento dell’attività commerciale del luogo, tanto che nel giro di pochi secoli il dominio sul territorio crebbe in maniera esponenziale. Tante erano le aziende “satellite” di Lucedio: Montarolo, Darola, Castel Merlino, Leri e Ramezzana, fino a raggiungere alcuni possedimenti nel Monferrato. Tutti questi possedimenti erano denominati “grange” ed era un sistema che fruttò grandissimi introiti a Lucedio, tanto che nel corso della sua lunga storia furono ben 3 i pontefici che fecero visita. Tutto questo denaro non passò di certo inosservato, il 1784 si può identificare come l’anno “nero” di Lucedio… a causa di disaccordi con la diocesi di Casale Monferrato per la nomina di un nuovo abate… tanto da far trasferire i monaci in un altro luogo e secolarizzarne la chiesa, c’è comunque da dire che la crisi fu molto più complessa di come la descrivo io in queste poche righe. Ci sono molte controversie riguardo a questo periodo, molti mettono in mezzo a quest’avvenimento le tante leggende occulte che circolano intorno a questo territorio, ma comunque andarono le cose, è innegabile che la Chiesa avesse grandissimo interesse ad impadronirsi dell’ingente patrimonio dell’abbazia.

Nella sua lunga e travagliata storia, Lucedio fu anche motivo di scontro politico nei secoli passati… anche i Savoia ne furono proprietari, fino ad arrivare a Napoleone in persona all’inizio dell’800. Più recentemente passò a diversi altri proprietari come marchese Giovanni Gozani di San Giorgio e l’attuale proprietaria la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff. Oggi Lucedio è un azienda agricola, il nome “Principato” malgrado non sia più il nome “ufficiale” da moltissimi anni, è diventato il marchio dell’azienda. Non solo viene prodotto un riso d’altissima qualità, ma al suo interno vengono organizzati matrimoni, manifestazioni e visite guidate. Inoltre è il luogo perfetto per fare fotografie uniche.

Il campanile:

Una torre decisamente bella, dalla forma piuttosto particolare (ottagonale, un simbolismo molto utilizzato in questo territorio, ma non convenzionale all’epoca) venne costruito a più riprese tra la seconda metà del XII secolo e gli inizi del XIII. Malgrado sia di forma ottagonale, la base è a pianta quadrata, risale quindi alla prima fase della costruzione (interessanti i contrafforti sporgenti negli angoli esterni). La torre raggiunge un altezza complessiva di 36 metri, suddiviso in quattro “ordini” delimitati da decorazioni in cotto, stile romanico con archetti pensili delineati da un gradevole stile medievale. Le decorazioni dei quattro ordini della torre si differenziano l’uno con l’altro.

Entrando, si rimane un po’ confusi dalla presenza d’un vano alla base del campanile, presenta l’unico tratto ben conservato del perimentale meridionale originario, recentemente sono stati effettuati numerosi restauri, che hanno riportato alla luce molti elementi d’epoca medievale. Addirittura sono ancora visibili alcune tracce di ritratti incompleti e resti di vari affreschi e decorazioni mai compiuti.

In cima al campanile è possibile godere d’un ottimo panorama dell’intero complesso abbaziale.

Chiesa Abbaziale di Santa Maria

Oggi (nel momento in cui scrivo) l’interno della chiesa abbaziale non è visitabile, per via dei lavori di restauro, verrà aperta al pubblico in futuro, sicuramente quindi aggiornerò quest’articolo con ulteriori foto dell’interno. Dopo questa piccola parentesi, andiamo ad analizzare questa struttura, anche grazie alle informazioni che sono riuscito a trovare riguardo il suo interno.

La chiesa è chiaramente barocca, di puro stampo settecentesco, quella che vediamo oggi quindi, altro non è che ciò che venne sostituito, dopo l’abbattimento della chiesa medievale originaria che avvenne nel 1728, anche se sappiamo che ci vollero diversi anni per arrivare a costruire l’attuale edificio. I lavori infatti iniziarono nel 1766 e durarono circa tre anni. I lavori vennero diretti dal capomastro Giovanni Battista Felli, su progetto d’un monaco milanese: l’architetto Valente de Giovanni. La chiesa è a navata unica, pianta rettangolare con alcune cappelle laterali. E’ anche coperta da una splendida volta completamente affrescata.

La struttura medievale originaria, sappiamo con certezza che essa presentava uno stile lombardo tipico delle chiese cistercensi, con un aula divisa in tre navate, un transetto sporgente ed un abside al termine dell’edificio. L’altezza del vecchio edificio si nota anche all’interno della stanza del campanile osservando gli strati della pavimentazione.

La colonna che piange:

Parlare di Lucedio e non parlare di uno degli argomenti più famosi del luogo non avrebbe molto senso. Si tratta d’una storia che ultimamente ha avuto una notevole visibilità in Italia e nel mondo, merito anche della televisione, che non solo ha fatto conoscere l’esistenza di Lucedio a milioni di persone, ma ne ha anche accentuato ed in qualche modo esaltato uno dei suoi tratti più affascinanti.

All’interno della sala capitolare quattro colonne s’intrecciano tra di loro in caratteristiche volte a vela, le quattro colonne sembrano tutte uguali, ad eccezione della prima a sinistra, che per molte persone sembra che “pianga”. Ovviamente una colonna non “piange” (la pietra probabilmente assorbe l’umidità del terreno), ma è curioso il fatto che da essa, in alcune particolari giornate,  fuoriesca dell’acqua, fino a trasudare generosamente alcune volte. Ad alimentare la leggenda, è anche la funzione che ebbe questa stanza e le sue suddette colonne: le sentenze e le severe punizioni infatti venivano eseguite in questo luogo ed i monaci e monache legati/e a queste colonne.

Il nome di Lucedio:

Non è del tutto chiaro da dove derivi il suo toponimo… apparentemente potrebbe derivare dall’unione della parola Luce-Dio, vale a dire Lucifero; altre tesi, forse maggiormente veritiere attribuirebbero il nome attuale da locez, nome che veniva utilizzato nel medioevo per indicare i terreni boscosi, o forse anche dalla parola Locus, dal latino, che significa semplicemente bosco. Questa teoria è molto probabile, in quanto ancora oggi parte dell’antico bosco è ancora esistente.

Note:

In quest’articolo non mi sono voluto soffermare troppo sulle leggende e le storie oscure che circolano praticamente da sempre, è innegabile che questo luogo abbia da sempre coltivato un’aura strana, trovo quindi inutile citare le molte storie, qualche esempio delle leggende di Lucedio sono ad esempio: il cadavere di un uomo che venne trovato murato vivo a Lucedio, la leggenda della ragazza arsa viva e moltissime altre, suggestive storie, come tutto quello che c’è in questo luogo. Queste leggende vengono in parte affrontate nell’articolo del Cimitero di Darola, antico ed abbandonato luogo vicino a Lucedio, irto di leggende ed oscuri segreti.

Altre Foto:

Le campane in cima al campanile dell’abbazia.

Il panorama della cima della torre campanaria.

Il complesso agricolo di Lucedio.

Gli “strati” dei vari periodi storici di Lucedio dalla sua origine.

Una bella giornata d’inizio Maggio.

Altre foto si trovano nell’archivio fotografico di questo sito.

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2 Commento
  1. […] nonchè anche uno dei luoghi più ricchi di mistero. In quest’articolo però non è di Lucedio che parlerò, ma d’un luogo assolutamente incredibile nella zona dell’Abazia di […]

  2. […] molti articoli su questa zona del vercellese, e continuerò a scrivere ancora nel futuro… Lucedio o più generalmente la zona di Trino è un vero e proprio “tesoro” […]

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