L’antico monastero distrutto dalle ruspe: Lachelle

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Era l’aprile del 2014, una bellissima giornata primaverile, il sabato perfetto per un’ uscita fotografica. All’epoca facevo già video nei posti abbandonati, anche se avevo appena iniziato. Quel giorno mi recai nel vercellese, con l’obbiettivo di filmare alcune cascine abbandonate nella zona. Il caso volle che passassi proprio da qui, da Lachelle.

Lachelle è una piccola quanto insignificante frazione del comune di Ronsecco, la scoperta di questo monastero fu del tutto casuale, Lachelle è un piccolo concentrato di case, qualcuna anche abbandonata, decisi quindi di fermarmi per fare alcune foto. Questa decisione è stata determinante, perchè proprio al centro di Lachelle c’era un edificio, molto diverso dagli altri, si notava subito che era abbandonato da molto più tempo, oltretutto la presenza d’una chiesa, e d’un campanile centrale con tanto di campane ancora pericolosamente appese, la rendevano uno spettacolo inaspettato per tutto coloro che amano l’antichità del passato.

Non è facile raccontare la storia di questo luogo, io sono l’unica persona al mondo che si è mai preoccupata di questo posto, non lo dico per rendermi importante, ma è un semplice dato di fatto. Basta fare una semplice ricerca in rete per scoprire che l’unico che abbia mai parlato chiaramente di Lachelle e del suo antico monasterosono proprio io. Resta quindi un’ impresa ardua descrivere in maniera minuziosa la storia di questo monastero, perchè non esistono studi a riguardo. Le poche informazioni che sono riuscito a mettere insieme, le ho ottenute in grossa parte da un gentilissimo anziano del paese, che mi raccontò, con occhi pieni di nostalgia, del passato di Lachelle.

La storia:

Ma è giusto andare con ordine. C’è da considerare che Lachelle malgrado la sua apparente insignificanza, è forse il punto più importante per la storia di tutto il vercellese, perchè è proprio da qui che iniziò l’intera bonifica di questa zona. Prima dell’anno 1000 questo territorio era molto diverso da come lo possiamo vedere oggi, il vercellese infatti era una gigantesca foresta, un territorio selvaggio, pericoloso, abitato da briganti e fuorilegge. Una zona molto difficile da controllare, basti pensare che lo stesso cristianesimo aveva difficoltà ad insidiarsi all’interno di questo territorio, tanto che qui le antiche religioni pagane erano ancora apertamente praticate prima dell’anno 1000. Pratiche che ancora esistevano stoicamente (nelle zone rurali) ancora nell’età moderna. Forse fu anche questo uno dei motivi che spinsero la chiesa ad insediarsi stabilmente in questa zona.

Lachelle intorno al IX secolo (circa) era un grosso stagno, in questo paese infatti l’acqua si trova ad appena 50 centimetri da terra, dopotutto il nome “Lachelle” potrebbe derivare da “Lacustre”.

Di fatto quindi tutte queste case sorgono sopra uno stagno, che venne bonificato intorno al X secolo. La grande presenza d’acqua, un terreno adatto alla coltivazione, un territorio vergine da civilizzare, queste erano le caratteristiche di Lachelle nell’alto medioevo.

Non ci volle molto prima che alcuni monaci decidessero di giungere qui, non si conosce molto questa parte della storia. Non è chiaro se furono i monaci ad arrivare qui per primi, o se invece furono altre persone, è comunque praticamente certo che Lachelle esistesse già prima del X secolo. Alcune voci non certe, affermano che qui giunsero anche i Gesuiti, e che fondarono in questo punto un importante monastero. Considerando che l’ordine dei gesuiti nascque intorno al 1540, l’insediamento dei gesuiti a Lachelle potrebbe essere avvenuto verso l’ultimo ventennio del ‘500. Sempre secondo indiscrezioni i gesuiti qui erano molto potenti all’epoca, il monastero infatti prosperò molto velocemente, andando anche a contrastare la già potente e fiorente abbazia di Lucedio, fondata nel 1123 dai monaci cistercensi del monastero di La Ferté a Chalon-sur-Saône. Non è chiaro che rapporti ci fossero tra Lachelle e Lucedio, non esistono documenti che ne attestino un qualche tipo di rapporto. Resta un elemento importante da considerare, perché c’è chi afferma che Lachelle è stato il primo punto da cui iniziò la bonifica del vercellese.

Il declino del monastero probabilmente avvenne intorno al 1700, periodo nel quale l’ordine dei gesuiti venne soppresso e dissolto dal Papa, è comunque probabile che ci fossero già altri problemi, di cui però non è rimasta memoria. Il complesso quindi passò in diversi stati d’abbandono, quando ciò che rimaneva del monastero venne acquistato da un importante signore di Torino dopo la metà del  1800. Egli ricostruì praticamente da zero una grossa parte del monastero, utilizzando come base del nuovo edificio le vecchie fondamenta. Era il 1874.

Solo la chiesa ed il piccolo campanile si salvarono dalle pesanti modifiche sul complesso, mentre gli unici ambienti originali del monastero si potevano ancora trovare nelle cantine, composte da splendide arcate e possenti colonne. Ma la stanza più bella di questo nuovo edificio era il salone centrale, costituito da un pavimento probabilmente recuperato dell’edificio precedente e da un soffitto affrescato in grado di lasciare completamente senza fiato.

Anche altre stanze erano affrescate e decorate splendidamente, quest’area era destinata agli ospiti ed era quasi sicuramente utilizzata come sala da pranzo. Non era una villa signorile, ma in quanto a bellezza e fascino non aveva nulla d’invidiare, le altre stanze erano invece più spartane e frugali, con splendidi camini, piccole stanze, in gran parte giunte fino a noi crollate o prossime al crollo. L’affresco centrale era invece conservato piuttosto bene.

La casa era anche dotata d’un sistema di riscaldamento innovativo per l’epoca. Verso il primo ventennio del ‘900 venne anche dotata di corrente elettrica. Il proprietario di Torino si recava in questa casa occasionalmente, finché intorno al 1940 cadde nell’abbandono. Solo il mulino continuò a funzionare, grazie alla presenza d’un caseificio nelle vicinanze.

Non è chiaro quale furono i motivi del declino, sicuramente la morte del proprietario di Torino fu determinante, è possibile che non avesse eredi, o che gli eredi non fossero interessati alla proprietà. E’ comunque certo che qualche proprietario esistesse, perchè il futuro dopo il 1940 non è stato roseo per questo ex monastero, il futuro di questo complesso è infatti oscuro e sfortunato.

La distruzione:

In realtà la distruzione del monastero iniziò già nell’800 quando già una parte del complesso era abbandonato e venne quindi in parte abbattuto. Ma questa è la parte meno dolorosa della storia, perchè in fondo ci separano secoli da quell’avvenimento. Così dopo secoli, e decenni d’abbandono, nel maggio del 2015 arrivano le ruspe, che radono al suolo praticamente il 90% del complesso: tutti gli affreschi ottocenteschi, tutti i pavimenti ancora recuperabili, i camini, le fondamenta antichissime… TUTTO distrutto. Per cosa? Per nulla. Non è chiaro chi abbia avuto questa folle idea, un gesto che io reputo quasi criminale.

L’unica fortuna risiede nel fatto che la chiesa si è salvata da tutta questa distruzione, la chiesa infatti è forse l’unico vero residuo dell’antico monastero. C’è da chiedersi quali motivazioni risiedano dietro ad una scelta del genere, l’abbattimento e la pulizia delle macerie ha dei costi molto elevati; comprendo che dietro tale gesto ci possa essere la volontà d’evitare che qualcuno si potesse fare male (il complesso era infatti molto pericolante), ma reputo molto grave l’aver distrutto in maniera tanto ignorante un edificio storico che poteva nascondere molte risposte a tante domande sul passato di questo territorio.

Mi vengono in mente la due campane, che quasi sicuramente erano molto antiche, che fine possono avere fatto? La cosa assurda è l’assoluto silenzio da parte dell’istituzioni, la completa apatia da parte delle “Belle arti”. Ormai è tardi per piangere, il danno eterno è stato compiuto, resta ancora la piccola chiesa, anche lei in pessime condizioni. Rimasta da sola a rimuginare con nostalgia il suo glorioso e misterioso passato.

Video:

Il video che avevo realizzato nell’aprile del 2014, all’epoca non sapevo quale fosse la sorte di questo complesso, tanto che nel video non ho mai utilizzato il nome della frazione, proprio per proteggere il monastero da eventuali vandali. Il fatto che sia stato distrutto proprio da coloro che doveva proteggere il luogo, lo trovo quasi ironico.

Altre foto:

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1 Commento
  1. Sergio 7 mesi ago
    Reply

    Fortunatamente ci siamo noi urbexter che manteniamo vivo il ricordo di queste antiche strutture con i nostri scatti e i nostri video. Dire che è stato ignobile questo gesto è poco.

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