Il mulino abbandonato rimasto intatto

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Ogni buon esploratore sa che quando va in un luogo dimenticato non deve fare danni. E’ la regola base per permettere ai luoghi che tanto amiamo per farli continuare a vivere e dare quindi l’opportunità ad altre persone di vivere le nostre stesse emozioni. E’ anche una questione di rispetto e civiltà, due parole troppe volte considerate inutili e qualche volta addirittura infantili. Può capitare d’imbattersi in posti abbandonati talmente tanto danneggiati dai vandali, che è quasi impossibile pensare anche solo lontanamente a come potessero essere prima della loro devastazione.

Ma non è questo il caso. Ci sono luoghi infatti che miracolosamente si salvano dall’idiozia umana, non si sa come questo possa accadere, anche perchè il luogo di cui tratteremo oggi non è isolato o irraggiungibile… al contrario: si trova vicino ad una strada trafficatissima, è completamente aperto e non ha cartelli di divieto (come se servissero qualcosa). Un paradiso.

Devo fare una premessa importante: in quest’articolo non rivelerò la posizione esatta del luogo. Normalmente quando scrivo un articolo dico sempre almeno il comune dove si trova, non è questo il caso, in primo luogo voglio proteggere questo mulino dai possibili malintenzionati, in secondo luogo vorrei che rimanesse così per più tempo possibile. Al tempo stesso non posso però esimermi dal raccontare qualcosa della sua storia, pur sapendo che così facendo corro il colossale rischio di rivelare quelle poche informazioni che potrebbero compromettere il luogo. E’ un vero dilemma, ma sono giunto alla conclusione che sarebbe un vero peccato non parlare della sua storia, è quindi giusto ridargli il suo meritato posto nella memoria.

Perché in questo caso andiamo ad affondare in una storia secolare. I mulini hanno sempre avuto un fascino speciale, forse per l’incessante scorrere dell’acqua, un flusso continuo che racchiude dentro di se due componenti fondamentali: la vita ed il tempo. Andare quindi ad affrontare la storia d’un mulino, ci si ritroverà davanti alle storie di tante vite del passato, che con la fatica ed il sudore hanno affrontato con dignità le tribolazioni della vita.

Questo mulino venne costruito dal conte Gazzelli di Rossana dal quale ottenne l’autorizzazione dal re Carlo Felice di deviare un corso d’acqua dal fiume Po, per la realizzazione di questo mulino. In questo caso le date sono discordanti, c’è chi afferma che il mulino venne costruito nel 1750, mentre dati più certi affermano che venne costruito nel 1823. E’ possibile che l’idea ed il progetto esistesse già nella metà del ‘700, ma che la sua realizzazione effettiva sia avvenuta solo all’inizio dell’800. Questo canale dal fiume Po serviva ad azionare 8 macine per la macinazione di cereali. Il mulino era conosciuto con il nome di “Molino nuovo“.

L’attuale edificio che contiene in macchinari venne progettato dall’architetto Tommaso Bonvicini, già specializzato nella realizzazione di strutture di questo tipo. Egli stesso definì quest’opera “molto vantaggiosa” sopratutto per la popolazione locale. Egli scriveva così: “(…) alle popolazioni delle vicine Comunità, le quali per mancanza d’acque in gran parte dell’anno, colle quali porre in moto li Molini ivi attualmente esistenti sono costretti a trasportare a grande distanza le loro granaglie, onde farle macinare.” Infatti i contadini di questa zona erano costretti a camminare per diversi chilometri, solo per poter raggiungere il mulino più vicino; i mulini infatti, fin dai tempi del medioevo, sono sempre stati gestiti dai signori locali, era normalmente illegale costruire mulini artigianali o privati, di fatto quindi i mulini erano spesso il punto centrale d’intere comunità, e sovente anche strutture pubbliche, punto di ritrovo di tanta gente che proveniva, in qualche caso, anche da molto lontano.

Nella metà dell’ottocento l’insediamento comprendeva anche alcune case residenziali, era quindi venuta a formarsi all’interno anche una piccola comunità, nelle sue immediate vicinanze era stata aperta anche un’ osteria ed un forno per la cottura del pane. Sempre nel corso dell’ottocento venne anche aperto lungo il canale un punto per la battitura della canapa e la lavorazione dei metalli.

All’inizio del ‘900 il mulino era ancora attivo. Dopo il 1945 che il complesso andò in lento e progressivo disuso. Intorno agli anni ’50 l’abitazioni all’interno del complesso del mulino vennero in parte ristrutturate ed erano abitate da qualche famiglia. Fino a circa gli anni ’80 il complesso veniva principalmente utilizzato come deposito agricolo. Oggi parte dell’edificio non versa nelle migliori condizioni, addirittura un’ ala del mulino è in parte crollato il tetto ed è prossima al collasso totale. Mentre una grossa parte dell’edificio è ancora in buono stato di conservazione, anche se con un futuro molto precario. Non è chiaro se esistano piani per una sua riqualificazione, vista la sua storia e la presenza di macchinari in legno originali, potrebbe facilmente diventare uno splendido museo.

Quest’articolo è quindi stato realizzato nella lontana e remota speranza che un giorno questo mulino possa tornare miracolosamente in vita. E’ una speranza flebile quanto vana, ma se egli è riuscito a sopravvivere all’idiozia umana, forse qualche speranza ancora sopravvive.


Video:

Ho realizzato anche un video all’interno di questo mulino, vi consiglio caldamente di guardarlo:

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