Paese fantasma: Barmaz

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La Valle d’Aosta è una regione particolare, se non unica. Si sviluppa lungo una gigantesca vallata, sulla quale tutt’intorno s’estendono decine di valli minori. Per migliaia di anni è stata la casa d’innumerevoli popoli, il che può sembrare incredibile considerando le condizioni spesso avverse, che comporta la vita in montagna. Sorge quindi spontaneo chiedersi: come vivevano i nostri avi tra queste montagne? Che tipo di edifici abitavano, prima dell’arrivo della “modernità”? Barmaz è il miglior sistema utile a rispondere a tali quesiti.

Siamo nei pressi del comune di Saint Denis, questa vecchia borgata in rovina si vede anche dall’autostrada, è un contrasto quasi incredibile, visibile solo dall’occhio più attento. Ebbene si, non si tratta d’un luogo turistico, eppure anni fa c’era chi puntava il dito verso quella case ormai in rovina e diceva: “qui un giorno tutto questo verrà recuperato“. Anno 2016, nulla di tutto questo è avvenuto. Ma non è di polemiche o sterili critiche che voglio convogliare quest’articolo, voglio anzi decantare la bellezza di questo paese abbandonato.

Abbandonato nella metà del 1900 (anni ’50), Barmaz è stato vittima d’una fine ignobile e silenziosa. Nel dopoguerra infatti la Valle d’Aosta è cambiata molto velocemente, il boom economico portò molte persone a lasciare la scomoda vita di montagna, in favore d’una più agevole vita in città. Barmaz viveva grazie all’agricoltura, per merito d’un sistema di terrazzamenti, venivano principalmente coltivate: patate, frumento e vari cereali. Non mancavano anche alberi da frutto e viti, coltivazioni agevolate dalla particolare composizione del terreno e dal clima più mite rispetto ad altri punti nella valle. Barmaz infatti è stato costruito in un punto non casuale, una posizione non solo favorevole all’agricoltura, ma anche ai pascoli, dalla quale si ricavavano alcuni dei prodotti tipici più buoni della Valle d’Aosta. Purtroppo le difficoltà non mancavano, la montagna è splendida quanto severa, non è facile vivere dei frutti della propria terra, quando imprevedibili condizioni avverse possono compromettere la sopravvivenza d’intere famiglie, fu proprio quest’ancestrale difficoltà e la prospettiva d’una sicurezza maggiore, a condannare la fine di questo paese. Con la morte degli ultimi stoici abitanti, Barmaz è diventato un paese silenzioso, le case anno dopo anno, hanno iniziato a subire danni, molti tetti sono crollati in assenza di manutenzione, alcune case sono state depredate da sciacalli, alcuni dei quali hanno addirittura rubato intere architravi o pietre antiche.

Ma i danni più grandi sono stati fatti dalla natura e dal tempo. Alcune case invece sono ancora in ottime condizioni, il che è incredibile, considerando i tanti anni d’incuria alle spalle, elemento che testimonia la grande forza d’animo impressa nelle pietre, case abitate da tantissime generazioni di uomini e donne dalla vita semplice ma anche difficile. Alcune case sono addirittura risalenti al 1600, una grossa parte sono state costruite nel 1700. Non a caso Barmaz è un rarissimo esempio d’architettura rurale ormai quasi del tutto scomparso in forma originale, già solo per questo fattore, possiamo dire che questo paese fantasma ha un importanza storica notevole.

Non è chiaro quando venne edificato il borgo, sicuramente intorno al 1600, anche se è praticamente certo che in questo punto ci sia stato un insediamento umano già in epoche precedenti, non solo nel medioevo, ma anche in epoca romana e pre-romana. Si tratta solo d’una mera ipotesi senza reale fondamento, ma dal quale non è difficile pensare come vera. Dopotutto Barmaz è stato costruito in un punto strategicamente ottimale, è infatti possibile osservare in maniera molto efficace la valle in entrambe le direzioni, non è quindi da escludere che anticamente ci sia stato anche un piccolo castello o casaforte all’interno del borgo.

Negli ultimi 30 anni sono state fatte innumerevoli ipotesi e progetti per un suo recupero, dalla creazione d’un albergo, ad un centro per artisti, nulla di tutto questo non è mai stato concretizzato, e più passa il tempo e maggiori saranno i danni. Basti pensare che solo la neve invernale ogni anno fa crollare nuove porzioni di tetti, ogni 4 stagioni un piccolo pezzo di Barmaz crolla. Inevitabilmente.

Curiosamente è anche un paese molto ricercato tra le persone più curiose, negli ultimi anni il sentiero è stato reso facilmente agibile, tanto che è sicuramente un’ interessante meta anche per l’escursionista della domenica. La vicinanza con la strada principale, le chiare indicazioni non lo rendono così isolato come potrebbe sembrare dalle fotografie, esiste addirittura una pagina su Tripadvisor dove è possibile fare una “recensione” del paese. C’è chi dice che gli anziani non sanno adattarsi alla tecnologia, ma Barmaz, malgrado sia ultracentenario e morente, è ancora aggrappato alla vita, grazie anche all’interesse scaturito negli ultimi anni con il web. Si salverà un giorno? Non spetta a me dirlo, io m’accontento di godere della sua antica bellezza.

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1 Commento
  1. Jim Fergusson 12 mesi ago
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    Brilliant article, video and photography Alberto – sad (but somehow uplifting too! – I’m still tring to figure out why!) – Thank You and have a good week

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