Pozzo d’estrazione abbandonato “Ecola”

by
Nel secolo scorso una parte importantissima dell’economia del Monferrato era basata sull’industria dei leganti, ovvero del cemento e la calce. Quest’industria ha fornito lavoro a migliaia di persone in questo territorio, che per quasi un secolo è stato fulcro di ricchezza e prosperità. Oggi in eredità da quest’antica gloria industriale rimangono tristissime miniere, testimoni d’un passato che a mio avviso non andrebbe perduto, ma piuttosto mantenuto nella memoria collettiva.

C’è un’ associazione che da anni cerca di mantenere viva questa memoria nel territorio del Monferrato: L’associazione Culturale “Il Cemento”, che da anni è attiva nel territorio, che io ringrazio anticipatamente del materiale che mette a disposizione sul proprio sito, dal quale senza non avrei mai potuto scrivere quest’articolo. E’ una premessa obbligatoria, perché è una vera fortuna che esistano associazioni di questo tipo, che si battono per il mantenimento della memoria storica, senza scopo di lucro. L’associazione nasce il 22 Aprile 2006 e così loro scrivono:

“L’associazione nasce […] con l’obiettivo di creare una stretta collaborazione tra entità diverse: singoli cittadini, aziende, comuni, università, su un progetto comune di grande contenuto storico e culturale, fortemente voluto da tutti gli attori e legato alla valorizzazione del territorio a cui gli attori stessi appartengono.”

Il Monferrato è il territorio perfetto per l’estrazione cementifera, storicamente esistevano già in tempi remoti miniere ove veniva estratte pietra e sabbia, ma è dalla seconda metà dell’800 che la zona di Casale Monferrato assume una certa importanza legata all’estrazione della marna, grazie all’incredibile qualità dei materiali, frutto generoso d’una serie di coincidenze geologiche che hanno permesso il suo formarsi in quantità considerevoli. Il pozzo d’estrazione di quest’articolo è solo uno dei tanti, ma è anche uno di quelli che meglio si è conservato fino ad oggi.

La miniera “Ecola” era collegata ad un’ altra miniera distante poche centinaia di metri, il pozzo d’estrazione “Biandrà”, che insieme formavano la miniera “Ecola – Biandrà”. Questo secondo pozzo d’estrazione esiste ancora oggi, ed è anch’esso abbandonato (verrà esplorato successivamente). Non è facile dare un’ identità precisa a questo pozzo d’estrazione, esso faceva parte del complesso di coltivazioni dell’Unione Italiana Cementi (poi Unione Cementi Marchino). Un punto d’estrazione dove oggi c’è il pozzo Ecola esisteva molto probabilmente già verso la fine del 1800, ma l’attuale forma venne realizzata nel 1926/1927.

L’impianto d’estrazione era molto avanzato per l’epoca e funzionava con un ingegnoso sistema a puleggia con comando automatico a distanza ed un sistema di paracadute che garantiva un estrazione in assoluta sicurezza. Vi lavoravano circa una trentina d’operai all’interno del pozzo: 10 minatori, 2 arganisti, 14 manovali e 4 vagonieri, questo è documentato per quanto riguarda il pozzo di Biandrà, ma le cose non erano certamente differenti anche nel pozzo Ecola. Ogni giorno la produzione era di circa 100 tonnellate di marna da cemento.

Nel pozzo Ecola avveniva anche un estrazione giornaliera di 70 tonnellate di calcare al giorno, e secondo alcune fonti, in questa galleria lavoravano 28 operai per ogni turno. E’ impressionante la profondità del pozzo Ecola: 75 metri. Oggi il pozzo è stato completamente chiuso per ovvie ragioni di sicurezza. In fondo al pozzo esiste anche una galleria, lunga 440 metri, che collega il pozzo Ecola con quello di Biandrà. E’ molto probabile che questa galleria sotterranea esista ancora, ma per ovvie ragione è del tutto inaccessibile. Questi pozzi erano tutti collegati con un efficiente ed ingegnoso sistema teleferico, che collegava tutti i punti d’estrazione con i rispettivi stabilimenti, dove poi veniva effettuata la relativa lavorazione finale del prodotto. La portata oraria della teleferica era di diverse decine di tonnellate.

Il pozzo d’estrazione Ecola continuerà a funzionare fino al giugno del 1954. Nei mesi successivi funzionerà in maniera più limitata, fino al recupero dell’attrezzatura all’interno del pozzo, di fatto l’atto che precede la sua chiusura. Successivamente il pozzo è stato definitivamente chiuso, compreso il piano inclinato. Due anni dopo, nel 1956, la società Gabba e Miglietta rivelerà l’intero complesso, ma senza riuscire a riprendere la produzione. Nel 1960 toccherà la stessa sorte anche alla galleria Verro e del pozzone Biandrà, con gli ingressi anche in questo caso completamente chiusi. La fine della storia ufficilmente avviene il 1 ottobre 1960, con la rinuncia definitiva alla concessione. Da allora nulla è più stato estratto da queste colline.

Rimangono queste rovine silenziose, collegate da strade ancora lastricate che malgrado gli anni sono ancora percorribili. Esiste ancora il viale alberato che un tempo conduceva al pozzo Ecola, ora uno dei tanti titani silenziosi, che mai verranno destati dal loro sonno, ma che sono la testimonianza d’un passato industriale del secolo scorso.

Video:

Un video che ho girato nel 2015, essenzialmente un piccolo documentario con un’ approfondita esplorazione dell’interno del Pozzo Ecola.

Altre foto:

Potrebbe anche interessarti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà reso pubblico.