Ruderi dell’antichissima chiesa di “Gesiùn”

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Lungo la via francigena che scorre vicino al Lago di Viverone, giace un luogo che andrebbe incorniciato in un quadro solo per la sua incredibile bellezza. Come succede spesso per quello che documento, non ci sono tante informazioni relative a questa chiesetta, ma in questo caso non si tratta veramente d’un posto in stato d’abbandono, sono infatti stati eseguiti negli ultimi decenni vari restauri che hanno consentito non solo di far tornare alla luce diversi reperti ed affreschi, ma anche di liberare dall’abbandono e dai rovi, che hanno attanagliato l’edificio per diversi secoli.

Non si direbbe mai, ma questa chiesa è ancora ufficialmente consacrata (dato non sicuro), malgrado non esista più il tetto, non si effettui più alcuna messa da molti secoli e non ci sia più una comunità nelle vicinanze. Ad oggi, di questa piccola incantevole chiesetta, rimangono solo rovine, ma questo non significa che non abbia importanza, anzi, è forse uno degli esempi di romanico antico più incredibili del canavese, con uno stile architettonico molto particolare, in grado di dare suggestione a chiunque passi lungo questa antica via.

Fin dalle sue origini questa chiesetta è stata sempre chiamata “Gesiùn” (o “Gesion”) termine dialettale che indica un edificio religioso di grandi dimensioni. Sicuramente una denominazione quasi ironica, dato che la chiesa è veramente minuscola, misura appena 4,62 m in lungo e 3,80 m in largo; l’abside semicircolare ha solo 80 cm di raggio [fonte]. La chiesa in origine era coperta da un solaio con travi in legno, oggi completamente scomparso (ma di sui si notano ancora alcuni incastri).

Non si hanno notizie sulla sua costruzione, alcune informazioni storiche la collocano tra la fine del X secolo e l’inizio del XI secolo, ma è estremamente probabile che sia molto più antica, è infatti molto verosimile che in epoca romana sia stato un piccolo tempio pagano, dato che una delle colonne della chiesa è formata da una pietra originariamente utilizzata nei templi pagani per i sacrifici. Potrebbe trattarsi dell’indizio che indicherebbe la sua costruzione sopra i resti d’un edificio molto più antico.

La chiesa era comunque conosciuta ufficialmente con il nome di “San Pietro di Sugliaco“, oggi è isolata e circondata da numerose vigne, ma nel medioevo era il centro d’un antico centro abitato che si estendeva intorno ad essa. Questo antico borgo, oggi scomparso si chiamava Anzasco, nei documenti medioevali denominato anche Unzasco o Ursacio, era posto sulla sponda del lago in prossimità di questa chiesa. La storia non è molto chiara, esistono diverse versioni, alcune contrastanti, in questo senso esistono dei documenti risalenti al 1209 che indicherebbero questa chiesa come la rettoria del paese di Livione, molto probabilmente l’antico nome di Piverone, il comune cui la chiesa oggi fa parte.

Molto curioso il campanile, è molto strano trovarlo posto in questo modo in una chiesa romanica di queste dimensioni, oggi è completamente vuoto, ma in origine era accessibile tramite una piccola scala a pioli in legno.

Come ho già scritto, recenti restauri hanno riportato alla luce frammenti di alcuni affreschi, in particolare un frammento mostra una mano (probabilmente San Pietro) che sostiene un libro rilegato in pelle, secondo gli studiosi l’affresco risalirebbe intorno al XV secolo.

Un piccolo angolo di Piemonte dimenticato, anche se per fortuna almeno in parte recuperato e reso alla disponibilità di chiunque. Sicuramente una meta particolare, dove trascorrere qualche tempo immersi nella storia… ricordi che queste pietre ancora trasmettono, malgrado i molti secoli d’abbandono alle loro spalle. Una delizia per chi ama la storia, un piccolo scrigno che nasconde frammenti di tempo.

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