Torino sotto le bombe (1940 – 1945)

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Una delle prime città d’Italia che sperimentarono la micidiale distruzione da parte di bombardamenti aerei fu Torino, già nella prime ventiquattro ore dall’entrata in Guerra da parte dell’Italia “Mussoluniana”.
Infatti fu subito guerra, nessuno tra la gente comune s’aspettava una situazione del genere, ma la risposta da parte della Francia fu veloce e decisa… da un lato l’Italia entrò in guerra dalla parte della Germania nazista, con la stupida presunzione d’essere tra coloro che avrebbero dominato il mondo, con la solita e sbagliatissima idea di una guerra lampo (la storia non insegna mai a quanto pare) e senza valutare i possibili effetti della sua entrata in guerra, Mussolini in un discorso aveva annunciato la dichiarazione di guerra, consegnata immediatamente a Francia e Gran Bretagna.
Immediatamente a questo folle gesto, non ci volle molto per le forse dell’aviazione inglesi far partire 36 aerei Whitley, far rifornimento di carburante nelle isole della Manica ed attraversare la Francia e le Alpi… ed attratti dalle istallazioni industriali di Torino dove poter iniziare i bombardamenti.
Inizialmente però non fu un vero successo, 23/36 aeri furono costretti a tornare indietro per colpa del cattivo tempo, ed uno addirittura precipitò in territorio francese. Di quelli che raggiunsero Torino, ebbero anche loro vari problemi che impedirono la possibilità di centrare gli obbiettivi originalmente previsti. Due o tre aerei raggiunse anche Genova.
Incursione del 13 Luglio 1943, via Cappel Verde, vicolo san Lorenzo angolo via Porta Palatina

1940, via Roma con i sacchi di protezione contro gli spezzoni incendiari.

Lo choc a Torino fu enorme, nessuno sapeva che cosa l’aspettava, malgrado i danni del primo attacco aereo furono piuttosto limitati.
Quasi tutti in Italia vivevano in una vitrea illusione… molti pensavano che la guerra non sarebbe mai arrivata in casa loro, altri immaginavano che sarebbe passato molto tempo prima che la conseguenza della dichiarazione di guerra potesse essere vista anche in Italia. Insomma, tutti speravano almeno nella possibilità di poter avere una sorta di annuncio, che informasse in anticipo del pericolo.
Ma le cose non andarono certo in quel modo: un diario di guerra del commando inglese annota: (ore 1:30 del 12 Giugno 1940) entrambe le città, quando arrivarono i bombardieri erano completamente illuminate, come in tempo di pace. Il rapporto, con il termine “due città” si riferisce a Torino ed a Genova, città che vennero bombardate nella stessa notte.

1940, ricoveri di protezione antiaerea.

Nel caos dei bombardamenti di quella prima notte, c’è da denotare la presenza di un fuoco di sbarramento da terra, da cui vennero sparati, dalla prima legione della milizia di artiglieria contraerea, 863 colpi con i cannoni e 40.947 proiettili tramite le mitragliatrici da otto millimetri. Caddero anche molti aerei, uno in particolare cadde nei pressi di Le Mans che causò la morte dell’intero equipaggio, che sono da considerarsi i primi caduto inglesi nelle operazioni in Italia. Il primo attacco, che si svolte tra le ore 1:30 e le 2:15, fece 17 morti e 40 feriti nella sola Torino, causa anche del fatto che le sirene d’emergenza suonarono quando ormai erano inutili, cioè quando i bombardamenti erano già iniziati, non permettendo a tutti di mettersi in un luogo sicuro.
Le successive incursioni invece vennero prese precauzioni maggiori, con allarmi segnalati in anticipo (tramite anche l’utilizzo di sirene mobili) di una ventina di minuti, che fece in modo di diminuire sensibilmente le vittime civili.
Entro la fine dell’anno vennero effettuate altre otto incursioni ed i morti furono solamente 3 con 25 feriti. Ci furono anche vittime non direttamente collegate alla caduta delle bombe: per effetto delle schegge dell’artiglieria contraerea o a causa di imprudenza nel maneggiare ordigni inesplosi, a conti fatti si dovettero contare 11 morti e 21 feriti per tali motivi.
Se i danni materiali di questa prima fase di guerra a Torino, non furono molto significativi, non si può non tener conto dell’angoscia che viveva in mezzo alla popolazione, molti infatti erano i falsi allarmi, ben 33 volte suonarono le sirene nel periodo di 6 mesi del 1940, e solo 9 volte esse segnalarono un vero attacco; ci fu anche una notte in cui le sirene d’allarme suonarono due volte consecutivamente. Ciò è difficile da immaginare per chi non ha vissuto tale situazione, ma immedesimandosi anche solo lontanamente, è possibile comprendere quanto erano logorati i nervi della popolazione di Torino (e non solo).
L’1 ottobre fu decretato il tesseramento delle sostanza grasse animali e vegetali, il 2 dicembre il razionamento venne esteso a pasta, farina, riso. In poche parole nei primi due anni dalla dichiarazione della belligeranza, la guerra fu sempre presente anche tra la ritmica vita quotidiana della popolazione. Infatti nei primi anni i bombardamenti non furono il fulcro delle difficoltà della città di Torino, in cui nel 1941 e ’42 furono quasi del tutto assenti. E’ quindi abbastanza normale pensare che molta gente sia stata portata a sottostimare l’importanza e la drammaticità di questa situazione.
Furono in grossa parte le difficoltà quotidiane dei falsi allarmi a scuotere nei primi momenti i nervi dei cittadini, mentre i danni nei primi anni vennero facilmente riparati.
Intanto aumentavano le restrizioni: il 7 Febbraio 1942 veniva decretata la riduzione del 35% dei consumi d’energia elettrica, il 3 Marzo toccava all’orario d’erogazione del gas ed infine l’11 novembre vennero soppresse le comunicazioni telefoniche interurbane e le spedizioni tramite ferrovia.
Ma la vera incursione iniziò nella notte del 18 Novembre 1942, che dopo alcuni attacchi subiti rispettivamente il 22 e 23 Ottobre, 77 aerei piombarono su Torino alle 21:30 e per due ore scagliarono sulla città ben 91 bombe dirompenti e diverse migliaia di spezzoni incendiari che (ovviamente) provocarono molti incendi, anche nel cuore della città. L’incursione non risparmiò nemmeno la fabbrica dei motori della Fiat (uno degli obbiettivi più considerati). Anche questa volta, come nel principio della guerra, Torino si rivelò impreparata; Avvenne che la maggior parte di coloro che erano sfollati dalla città a seguito dei primi bombardamenti, aveva fatto progressivamente ritorno nelle proprie abitazioni, pensando che il peggio fosse ormai passato. Al contrario… quella incursione fu solamente l’inizio di una serie di bombardamenti ravvicinati. 6 raid nei successivi venti giorni hanno fatto piombare la città in un mare di fuoco e fiamme rendendo la situazione infernale ed esasperante.

Incursione del 20 Novembre 1942, Via Duchessa Jolanda 38

Questa incursione provocò ben 42 morti e 72 feriti, ma il peggio doveva ancora arrivare… due notti più tardi un ulteriore attacco: una forza di 232 aerei: 86 Lancaster, 54 Wellington, 47 Halifax e 45 Stirling bombardarono la città con 177 bombe dirompenti e decine di migliaia di spezzoni incendiari. Per il Bomber Comand l’operazione fu denomina come: “un altro attacco coordinato da successo” il rapporto continua in questo modo: “la lista di 117 morti e 120 feriti, testimonia che molte bombe si abbatterono sull’abitato”, dalla protezione antiaerea furono abbattuti tre aerei: un Halifax, uno Stirling e un Wellington.
I bombardamenti continuano nei mesi successivi, con momenti di calma e nuovi attimi di paura. Nuovi attacchi tra novembre e dicembre 1942 colpiscono ancora maggiormente la zona industriale di Torino, dato che molte industrie erano occupate nella produzione d’armamenti o comunque il loro attacco indeboliva industrialmente tutto il territorio.
Nel 1943 la guerra in Italia prese una svolta per molti inaspettata, la caduta del regime fascista ed il 12 Settembre dello stesso anno la successiva liberazione del dittatore, portarono l’Italia ad una grande svolta dal punto di vista politico e militare.
A Torino i bombardamenti continuarono, tra il 4 Febbraio ed il 16 Agosto, furono in totale cinque e praticamente furono una continuazione delle azioni dell’anno precedente. Lo scopo di questi attacchi è evidente, recare il maggior numero di danni possibile e fare opera demoralizzante tra la popolazione, senza dimenticare le strutture industriali che essendo sviluppate su larga scala, sono facilmente bombardabili.
Le incursioni del 1943, fino alla svolta dell’8 settembre, seguirono tutte lo stesso schema. Infatti dopo la svolta della caduta del regime, una parte del territorio italiano era a disposizione degli Alleati. I capi di stato maggiore si erano concordati in modo tale che la RAF e l’Air Force americana operassero congiuntamente ed in modo complementare, per disorganizzare e se possibile distruggere il sistema economico, industriale e militare della Germania e dei suoi alleati. Si dividevano due teorie: gli inglesi erano sostenitori dei bombardamenti notturni, da indirizzare su zone prestabilite delle città, da colpire in modo indiscriminato; dall’altro lato, gli americani, sostenitori dei bombardamenti diurni, da eseguire su obbiettivi circoscritti, scelti precedentemente, in modo da infliggere il maggior danno possibile alla produzione bellica del nemico.

Alle 23:30 del 2 febbraio 1943 ci fu un nuovo attacco, composto da 188 aerei, di molti tipi differenti. 156 di essi riuscì a raggiungere Torino, che provocarono 29 morti e 59 feriti. Come succede praticamente sempre, la protezione aerea sottostimò pesantemente gli effetti inglesi, valutandoli a meno di un terzo di quelli reali. Non venne nemmeno denunciato l’abbattimento di alcun veicolo inglese, ma se si guardano i rapporti del Bomber Command, nell’azione andarono persi tre Lancaster, questo dimostra anche la grossa disorganizzazione che regnava tra le difese antiaeree italiane.
Secondo i rapporti dell’epoca a riguardo degli attacchi di quel febbraio, la maggior parte dei danni si concentrarono nella striscia urbana che corre in diagonale da sud-est a nord-ovest, colpendo in due punti lo stabilimento della fiat Lingotto, altri sette fabbricati industriali e distrutti dagli incendi diversi edifici di varia natura. Nel corso dello stesso raid, bombe ad alto potenziale raggiunsero anche i centri periferici di Grugliasco e Rivoli.
Sino al 4 Febbraio 1943, le vittime furono piuttosto contenute, tenendo conto dei massicci attacchi, che in totale erano stati 22: con 558 morti e 563 feriti, le devastazioni delle strutture invece era molto più massiccia.
La vita nella città cercava di rimane il più possibile vicino alla normalità, a cominciare dai cinema, che malgrado l’orario ridotto (ultimo spettacolo alle 21) erano ancora in uso, le scuole intanto riaprirono il 15 Febbraio (erano state chiuse dal novembre 1942) ed il campionato calcistico, seppur con molti limiti, andava avanti… il 25 Aprile il Grande Torino vinse contro il Bari 1-0, conquistando il suo secondo scudetto.
I successivi quattro mesi furono forse tra i più tranquilli, perché non vi furono nuovi attacchi in quel periodo.
Il 13 Luglio un nuovo attacco, ruppe l’illusione di normalità, con il bombardamento più grave in assoluto: una massa imponente di bombardieri, che la protezione antiaerea valutò un numero di 250, che in realtà era solo un pallido numero rispetto al quanti erano realmente. Furono 413 le bombe dirompenti scaricate sulla città e decine di migliaia i mezzi incendiari. Conseguenze: 792 morti e 914 feriti, sopratutto per il fatto, che l’incursione non venne annunciata con alcun preallarme. Le sirene suonarono nel momento in cui le bombe stavano già cadendo sulla città, rendendosi praticamente inutili.
Uno degli episodi più dolorosi di quella notte è avvenuto nella chiesa della Madonna di Campagna, nel cui scantinato si era rifugiato un gran numero d’abitanti della zona, fiduciosi che l’edificio, per via della sua sacralità, sarebbe stato risparmiato dalle bombe. Chi si nascose con quest’idea non tenne conto di una cosa, la casualità con cui gli inglesi bombardavano la città. Una bomba di grosso calibro la centrò in pieno, distruggendola completamente… solo pochissime persone furono estratte ancora vive dalle macerie. Anche in altre cantine in giro per la città ci furono vittime per motivi simili… come conseguenza dell’impiego di bombe ad alto potenziale. Non fu nemmeno risparmiato il cimitero della città, che venne colpito da diverse bombe.
Il 25 luglio però l’atmosfera cambiò… finalmente cadeva Mussolini e come in molte città italiane, nella strade una grande esultanza vagava senza meta… perché una notizia di questo tipo poteva significare la fine della guerra. Cadevano i simboli del regime e la sede del partito nazionale fascista (palazzo Campagna) venne dato alle fiamme; il busto di bronzo di Mussolini venne trascinato con una corda per le strade da una folla in festa… ma il giorno successivo la festa finì, perché arrivò subito la triste notizia: l’Italia non sarebbe uscita dalla guerra.
Ma il desiderio di liberare l’Italia albeggiava ormai da molto tempo nella mente di tantissima gente. Così ora quei reliquari che per anni avevano oppresso la mente del popolo, non c’erano più per le strade della città, la gente forse si sentiva più libera… anche se poi quei simboli sarebbero ritornati per qualche altro tempo, quando il vento del fascismo sarebbe ripiombato con la repubblica di Salò.
Intanto nell’Agosto altri attacchi puniscono ancora la città ormai in ginocchio (7 e 8 agosto) con 20 morti e 79 feriti.
A Genova, che non smise mai di subire attacchi aerei (come Torino), vennero distrutte 10 chiese, il teatro Carlo Felice ed altri palazzi storici. A Milano venne distrutto il teatro La Scala, devastazioni nel quartiere Brea e del teatro dei Filodrammatici.
Incursione del 13 Luglio 1943, il campo del Torino in via Filadelfia

La notte del 12 e 13 Agosto, una formazione di 504 aerei si dirigeva a Milano, altri 152 veicoli erano in rotta verso Torino. Tra le 0:36 e 1:36 ebbero sganciato 243 bombe che provocarono 18 morti e 83 feriti. Vennero anche danneggiati (in maniera non troppo grave) Palazzo Carignano e Palazzo Madama. La biblioteca civica invece fu completamente distrutta, ma inaspettatamente fu possibile recuperare tutti i testi che erano conservati negli scantinati (perché fortunatamente conservati in scaffali metallici).
infine nella notte del 16 e 17 agosto, un ultimo raid di 154 aerei (gli stessi dell’attacco precedente) concludeva gli attacchi dell’aviazione inglese alle città italiane. Non risultò eccessivamente grave come gli attacchi precedenti, nonostante le 218 bombe dirompenti. I morti furono 5 con 56 feriti portando il numero delle vittime intorno ai 1393.
Lentamente la città tornò alla normalità nei mesi seguenti, il servizio postale venne reso di nuovo operativo e le sessioni d’esami dell’università vennero riaperte, mentre la distribuzione del gas continuò ad avere delle serie difficoltà. L’8 novembre ricominciò regolarmente l’anno scolastico… che però venne infranto con un nuovo bombardamento quello stesso giorno alle 14:20.

Incursione del 7 agosto 1943, monumento equestre di Emanuele Filiberto in mezzo ai danni del bombardamento.

La svolta decisiva della guerra si verificò durante l’estate del 1943, con un cambiamento radicale della strategia dei bombardamenti.
Il 10 Luglio di quell’anno gli Americani sbarcarono in Sicilia, la quinta armata era sbarcata a Salerno, da dove si sarebbe mossa per liberare Napoli il 1° ottobre.
Gli inglesi e gli americani si divisero i compiti: agli inglesi toccò la missione di bombardare prevalentemente le città e le installazioni tedesche, più vicine alle loro basi; gli americani avevano la stessa missione, da svolgere però in Italia e Francia (dato che gli Stati Uniti avevano base in Nord Africa).
La nuova strategia inoltre non prevedeva l’uso di spezzoni dirompenti, ma solo l’utilizzo di bombe, sganciate in un momento, per poi abbandonare l’area immediatamente, con incursioni diurne, veloci e contro ogni preavviso.
Questo tipo di incursioni continueranno nell’autunno-inverno del 1943, ed altre sei durante il 1944, fino ad esaurirsi nell’agosto dello stesso anno, quando inizierà la fase finale della campagna aerea, con nuove caratteristiche.
La guerra continuava aspramente quando finalmente arrivò l’anno 1945.
La prima incursione di quell’anno avvenne il 3 Gennaio, in soli due minuti, fra le 11:44 e le 11:46 cinquantanove B-17 rovesciarono sull’area dello scalo 684 bombe da 500 libbre, per un totale di 171 tonnellate di esplosivo. Ma per gli aviatori americani l’avvicinamento a Torino non fu indolore, in quanto dovettero affrontare un reparto di caccia dell’aviazione repubblichina, che riuscì ad abbattere tre P-38 di scorta alla formazione di bombardieri, mitragliandone diversi.
Fu il 29 Marzo che gli americani tornarono in forze a bombardare l’area di Torino-smistamento, per cercare di annientare gli scali ferroviari che portarono un centinaio d’arerei a sganciare 857 bombe dirompenti, aprendo moltissimi crateri nell’area della ferrovia.
Furono altrettanto enormi le devastazioni nello stabilimento RIV, quello del Lingotto e la fabbrica di motori per l’aviazione (Fiat-avio). Ma sopratutto, l’attacco del 29 marzo provocò il collasso definitivo della struttura industriale del Lingotto, che subì ripetuti crolli.

bombardamento dello stabilimento, dettaglio ingrandito.

Estate 1943, stabilimento Fiat-Mirafiori si scende nei rifugi sotterranei.

Di fatto, il nodo ferroviario di Torino-smistamento rappresentava l’obbiettivo più importante, in quest’area di guerra, con l’intento di disarticolare e (se possibile) interrompere i collegamenti fra le varie parti del territorio ancora sotto controllo tedesco.
Per questo motivo, dopo altri numerosi attacchi in diverse zone della città (anche limitrofe), alle 13:20 del 5 Aprile 1945, una piccola formazione di 32 velivoli, in otto minuti fece cadere nell’area del nodo ferroviario, circa 135 bombe dirompenti… furono 70 i morti e 128 i feriti, colpendo anche case operaie, le fabbriche dei cuscinetti a sfera (ormai fuori uso) e due dei principali ospedali cittadini. Le vittime ci furono anche per la noncuranza con cui i cittadini (ormai stanchi) subivano le incursioni, segno di una assuefazione dovuta ad una nuova “normalità” ed una sorta di rassegnazione verso un destino che diventa ogni giorno più evidente.
Rimaneva solo da colpire le officine di Mirafiori, fino a qual momento quasi intatte… l’obbiettivo era più che ovvio, dato che in quelle officine producevano motori per aerei e carri armati, autocarri a 4, 6, 8 ruote e macchine utensili. per Mirafiori furono utilizzati sessantatré B-24 con 153 tonnellate di esplosivo per mettere fuori uso le linee di montaggio (alle 10:55 del 22 Giugno 1944).
Il 18 aprile fu il turno delle “classi lavoratrici” che proclamarono lo sciopero generale, nel corso del quale venne ucciso l’operaio Antonio Banfo, morte provocata per mano fascista.

3 Maggio 1945, le truppe alleate entrano a Torino.

I mitragliamenti si susseguivano incessantemente. Fra il 20 e il 24 Aprile si registrano ancora altre cinque incursioni… quando il 25 Aprile venne liberata Torino e, con essa, la fine della guerra e dei bombardamenti… un incubo finalmente finiva per la popolazione ormai allo stremo.

6 Maggio 1945, sfilano i partigiani che hanno partecipato alla liberazione di Torino.

Panoramica dei danni dal novembre all’8 dicembre 1942.

Testimonianze dirette dal passato:

Questo spazio è dedicato a coloro che hanno vissuto o conoscono persone che hanno vissuto questo periodo storico della Seconda Guerra Mondiale (in particolare i bombardamenti), se hai un racconto, un articolo o una semplice testimonianza, puoi aggiungere un link su questa pagina scrivendomi.

 

Materiale prelevato da diverse fonti storiche, giornali e libri. E’ possibile utilizzarlo liberamente citando la fonte e comunicandomelo tramite mail, non è possibile utilizzare questo materiale per scopi commerciali, ma sola per utilizzi di studio non finalizzati al guadagno. Nel caso notiate la presenza di errori vi chiedo gentilmente di segnalarmeli, sono possibili aggiornamenti, l’articolo è stato aggiornato dalla vecchia versione con correzioni grammaticali e qualche piccola correzione ed aggiunta al documento originale.

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11 Commento
  1. […] Torino sotto le bombe (1940 -1945) Pubblicato il 25/03/2011 da Alberto Bracco Tweet[Articolo aggiornato e trasferito su http://www.albyphoto.it/articolo/torino-sotto-le-bombe%5D […]

  2. Fabio Fabbricatore 4 anni ago
    Reply

    Egregio Sig. Bracco, mi complimento per la Sua pagina, alla quale sono arrivato a seguito di una ricerca che mi porta a raccogliere note, testimonianze, documentie foto per ricostruire le vicende che videro protagonista un caporale della Croce Rossa Italiana, morto a Torino durante l’insurrezione del 25 aprile. Le chiedo pertanto, se Lei é il detentore dei diritti relativi alle belle immagini da Lei pubblicate, l’autorizzazione a utilizzarne alcune (di cui le darò ovviamente nota) per la mia pubblicazione, citandone naturalmente la fonte e evidenziando la Sua collaborazione nei ringraziamenti. In attesa di Sue, graditissime, La ringrazio dell’attenzione e Le auguro buona serata
    Fabio Fabbricatore

    • Alberto Bracco 4 anni ago
      Reply

      Carissimo Fabio, la ringrazio per i suoi complimenti, le immagini utilizzate in questa pagina (ad eccezione per l’ultima) sono distribuite su pubblico dominio, le raccolse mio nonno molti anni or sono da giornali dell’epoca e varie altre fonti, che purtroppo non saprei specificarne la fonte (essendo passati già diversi decenni). Mi sento quindi di dirle d’usare le foto come meglio crede, essendo distribuite su questo sito senza il vincolo del copyright.

      Le auguro una buona ricerca!

  3. Rosolino Romano 3 anni ago
    Reply

    Verbania 21/1/2015

    Egregio Sig. Bracco,
    sto cercando di ricostruire l’esperienza vissuta da un mio lontano parente durante la guerra e vorrei conoscere meglio le condizioni di difesa della città di Torino: i reparti militari, le postazioni della contraerea e tutto quello che si può trovare sull’argomento.
    Le sarei molto grato di un aiuto in proposito.
    Cordiali saluti,

    rosolino romano

  4. Bruno Panebarco 3 anni ago
    Reply

    Gentile Alberto, complimenti per il suo scritto, mi chiamo Bruno Panebarco, sono uno scrittore ho pubblicato 4 romanzi e ne sto scrivendo uno su una partigiana piemontese. per caso mi sa dire dove era “posizionata” la borsa nera a Torino? Era in un posto preciso? Oppure sa che sito o libro potrei consultare al proposito? grazie

    • Alberto Bracco 3 anni ago
      Reply

      Buongiorno Bruno, la ringrazio per i suoi complimenti. Purtroppo non posso aiutarla, è una cosa che interesserebbe anche a me sapere. Proverò a fare qualche ricerca in rete e se trovo qualcosa le scrivo.

      Saluti e grazie ancora per il commento!

  5. Domenico Iaquinta 3 anni ago
    Reply

    Buanasera Alberto. Le faccio tanti complimenti per il suo articolo,davvvero molto curato ed interessante. Siccome sono calabrese ed avrei intenzione di scrivere un romanzo che abbia come sfondo la Torino che lei ha raccontato,volevo gentilmente chiederle un aiuto. Sa per caso se c’era qualche scuola gestita da monaci,oppure una scuola statale dell’epoca? La ringrazio in anticipo per la sua attenzione,buona serata e buon lavoro.

  6. Ignazio de Marco 2 anni ago
    Reply

    Complimenti sig. Bracco per la Sua apprezzabile iniziativa. E’ davvero degna di lode.

    Sa dirmi, per favore, quando fu bombardato il palazzo (pare dell’Antonelli) con ingresso da Via Bogino n. 6 dove ora sorge la biblioteca la cui facciata é su Piazza S. Carlo?

    Ci sono foto dell’epoca?

    Grazie e molti, sinceri auguri di buona ricerca… I. de M.

  7. Romano Tallone 2 anni ago
    Reply

    Eg.sig.Bracco

    Leggendo la sua ricostruzione del periodo dei bombardamenti su
    Torino ,direi molto accurata, mi ha fatto ritornare alla mente la notte
    del 13 luglio 1943. notte di cui mi ricordo perfettamente pur avendo
    allora solo cinque anni. Allora io e la mia famiglia abitavamo alla
    Barriera di Milano ; i miei nonni, mia zia, i miei genitori e mia sorella
    non lontani da un rifugio antiaereo di quelli costruiti secondo tutti i
    crismi di sicurezza vigenti allora.però dato l’assenza di qualsiasi allarme non potemmo far altro che rifugiarci nella cantina della casetta che abitavamo.. Mentre la raggiungevamo mi ricordo di aver visto un cielo che mi ricordava quello della notte di capodanno
    per i bagliori e gli scoppi che li accompagnavano. Per fortuna,a parte qualche spezzone incendiario che mio padre e mio nonno cercavano di neutralizzare la casetta fu risparmiata e noi salvammo la pelle! Il giorno dopo,direi nel marasma generale, un nostr vicino
    salito sul tetto per cercare di ripararlo scivolò e si uccise. Momenti
    da dimenticare ma come conferma quello che ho scritto non ci si
    riesce.
    cordialmente

    Romano Tallone

  8. complimenti !! un lavoro stupendo

  9. Marcello Croce 8 mesi ago
    Reply

    Interessante il suo resoconto, ma lei, mi spiace dirglielo, ha scritto anche delle stupidaggini.
    La prima riguarda la decisione di Mussolini di entrare in guerra. Non era quella di far parte dei padroni del mondo, come lei scrive. Si legga le pagine che R. De Felice dedica a questo tema, e capirà perché M. prese la decisione di entrare in guerra, nove mesi dopo l’inizio del conflitto.
    La seconda riguarda invece l’assassinio del sindacalista Banfo, nell’aprile 1945. Gli assassini erano partigiani autentici, e nient’affatto camuffati, che gli vollero far pagare l’opposizione troppo moderata nei confronti dei fascisti repubblicani.
    Infine lei scrive che il 25 aprile Torino fu liberata ecc. Poiché Lei ha cercato di essere attento sia alle date che alle informazioni, vada a vedere La Stampa del 26 aprile, del tutto ignara .. del 25 aprile! Solo nella notte fra il 27 e il 28 fascisti e tedeschi si ritirarono dalla città alla volta di Milano (si arresero agli Alleati nella zona di Ivrea solo fra il 5 e il 6 di maggio.

    Con stima per il suo lavoro, ma con le dovute correzioni.

    M.Croce

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