Villa abbandonata “Delle Sacca”

Apr 07, 2016 0 commenti by

La si vede già da lontano, ma solo gli occhi attenti la possono vedere. Giace immobile su un lato d’una collina di Prato, in Toscana. Dimenticata. Eppure eccola, la puoi sentire, percepire con i sensi. malgrado ciò sembra già appartenere alla storia. Distrutta dal tempo e consacrata alla distruzione. Questa è Villa “Delle Sacca”, l’ennesima storia di degrado e poca cura dei beni storici che i nostri padri ci hanno tramandato con cura.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio ed il patrimonio artistico della nazione. Articolo 9 della costituzione italiana, pura fantascienza. Quest’articolo non vuole essere polemico, le polemiche da blog non sono una mia abitudine, eppure è proprio questa piccola porzione della costituzione, la prima cosa che ho pensato quando ho visto quest’antichissima villa in completo abbandono.

cont_512E3La villa nel 1906.

Non vorrei nemmeno perdermi nella sua lunghissima storia, ma non posso però esimermi dal fare qualche accenno del suo glorioso passato. Oggi è conosciuto anche come “Ex Collegio Cicognini“, ma in origine è stato un rinomato ed importantissimo convento. La probabile fondazione potrebbe risalire al 1276, sotto il nome di “Monastero di Santa Maria a Gamberondoli“. Fino al 1390 fu monastero femminile, abitato da monache dette “Le insaccate“, da qui probabilmente nacque una delle attuali definizioni del luogo.

Nel 1406 i monaci Oliverani in seguito al guadagno d’una importante eredità, acquistarono il complesso per 410 fiorini d’oro, iniziando quindi importati lavori che modificheranno elevatamente il monastero, compresa la chiesa. I monaci durante la loro secolare permanenza realizzeranno innumerevoli lavori di restauro, ogni abate a seconda delle disponibilità economiche del periodo, cercarono sempre di trovare un modo per ampliare o migliorare il monastero. Nel 1588 era ufficialmente conosciuto con il nome di “Monastero di San Bartolomeo delle Sacca“.

Durante tutto l’arco del 1600 si possono annotare importanti lavori d’imbiancatura presso la loggia in volta, e svariati lavori nello “spizio“. Malgrado la continua manutenzione, la grandezza del monastero ed i continui rinnovamenti, alcune parti del convento ebbero periodi di parziale degrado, come il chiostro, che nel 1709 era piuttosto fatiscente. I motivi possono trovarsi nella cattiva gestione da parte di alcuni abati, un problema non per nulla strano in una comunità secolare.

prospetto villa 1834Prospetto delle villa del 1834.

Una svolta storica del complesso avvenne nel 1775 quando il monastero venne donato al Convitto Cicognini, da parte del Granduca Lopoldo. Il monastero venne quindi lentamente trasformato in sede di villeggiatura per gli studenti del convitto. Nel 1776 si hanno notevoli modifiche, per adattare il monastero alla sua nuova destinazione d’uso. La modifica più significativa fu l’abbattimento del chiostro, fatiscente ed in parte abbandonato, non si fecero scrupoli, dato che un suo recupero sarebbe costato troppo.

Nel 1861 diventa residenza estiva del convitto Cicognini, durante questo periodo che vengono alla luce numerosi affreschi antichissimi, alcuni risalenti a prima del XV secolo. Oggi questi affreschi sono quasi del tutto scomparsi, intere opere d’arte dall’importanza storica ed artistica elevatissima, sono stati per anni preda di vandali, acqua ed intemperie.

Ma l’attuale decadenza è lontana anni luce a come appariva il complesso nell’800 e nel ‘900. Tra le camere della villa era ancora possibile respirare l’atmosfera mistica e religiosa del monastero. Proprio tra queste misteriose mura vissero innumerevoli giovani, nell’età della scoperta. Uno di questi fu Gabriele d’Annunzio. Era il 1 Gennaio 1874, d’Annunzio passò gli anni dell’adolescenza a Prato, nel collegio Cicognini, fino al luglio 1881. In questa villa egli vide gli anni della sua fanciullezza. Fu proprio in quest’ambiente dove egli passò le sue giovani estati, sappiamo da varie fonti che egli era piuttosto indisciplinato e prossimo a goliardici scherzi. Si può tranquillamente affermare che fu proprio quest’ambiente a formare le sue prime idee poetiche, che lo porteranno a scrivere proprio tra queste mura la sua prima opera.

Villa delle Sacca 1900

L’entrata della villa nell’anno 1900.

Ma i personaggi che passarono tra queste mura sono stati tantissimi ed elencarli sarebbe oltremodo impossibile. Dopo la seconda guerra mondiale la villa ospitò numerosi sfollati, gente in disgrazia, che con la guerra persero casa e beni. Dopo quest’ultimo utilizzo, scende la nebbia dell’abbandono. Il collegio Cicognini ormai ha smesso d’utilizzarlo, nel 1965 la villa ha urgenti necessità di restauro. La morte dell’edificio avviene il 24 Marzo 1967,con l’alienazione delle villa concessa dal ministro della Pubblica Istruzione.

[Fonte dati storici]

Poco importa che le opere d’arte all’interno, all’epoca ancora in buone condizioni, verranno perdute. A chi interessa? Lasciamo andare tutto in malora. Fu proprio la burocrazia e la stupida mentalità degli anni ’60 che ha condannato a morte la villa. Nel 1976 una serie di gravissimi atti vandalici distruggono notevolmente varie parti dell’edificio, ma a nessuno veramente importa. Nessuna istituzione muove un dito per impedirne il degrado. Semplici grate di ferro e qualche muratura alle finestre non ha fermato nessun vandalo. Come se non bastasse, il tetto oggi è crollato quasi al 90% dell’interezza della struttura. La villa è quasi diventata un guscio vuoto, visibile anche da molti chilometri di distanza, in pochi anni collasserà su se stesso portando via con se la sua storia ed il suo ricordo. Un giorno si sentirà un boato sopra Prato, sarà l’ultimo urlo di dolore d’uno scempio che si poteva e doveva evitare.

Video:

Guarda alcune foto dell’interno della villa

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Autore articolo:

Amministratore e fondatore di questo sito, fotografo e videomaker. Ha iniziato a fotografare nel 2010, dal 2013 in poi ha iniziato ad esplorare posti abbandonati, realizzando e pubblicando video su Youtube. Instancabile, curioso ed un po' spericolato. E' sempre alla ricerca di ciò che è nascosto, e che attende d'essere documentato.

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